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Nella città della Quintana due stelle del “Belcanto”

Desirée Rancatore e Fabio Armiliato per un progetto musicale formativo

Foligno, 11 settembre 2026

Per un caso più che fortuito le celebrazioni per gli ottanta anni della Quintana, una vera fibrillazione per la città, si sono arricchite in questi giorni di un evento musicale più unico che raro.  A pochi metri di distanza, all’auditorium san Domenico e nell’oratorio del Crocefisso due grandi protagonisti della lirica internazionale, il soprano Desirée Rancatore e il tenore Fabio Armiliato si sono incrociati nell’esercizio delle loro funzioni educative, quelle di insegnare i segreti del canto lirico a due folti nuclei di studenti. La prima, palermitana, convocata dagli Amici della Musica di Marco Scolastra, il secondo seguendo l’invito di Giuseppe Pelli, presidente della Gioventù musicale. Per almeno tre giorni la città si è fregiata del privilegio di essere sede di un momento altamente formativo che qualifica ulteriormente le attività che si svolgono nel corso dell’anno. Per gli Amici della musica si tratta di approfondire ulteriormente una serie di appuntamenti che Scolastra , ottimo pianista e magnifico programmatore, riesce a realizzare in un contesto di altissima esposizione di temi e di soggetti che meriterebbero, almeno un’occhiata da parte delle giurie del Premio Abbiati. La Gioventù Musicale, fondata trent’ anni fa da Giuseppe Pelli nel corso di una attività che coincide con l’anno scolastico ha avvicinato migliaia di adolescenti alle meraviglie dell’ascolto diretto di cosa sia un concerto di musica classica. Esperienza che molti di loro forse non proveranno più, ma che è stata comunque una possibilità di arricchimento che il sodalizio giovanile ha offerto a un mondo esposto, ora più che mai, ai rischi di seduzioni fuorvianti e dannose. Le lezioni dei due docenti si sono svolte ne medesimi orari e data la vicinanza delle due sedi, spesso gli acuti dei soprani che provenivano dall’Oratorio sono penetrati nelle profondità del san Domenico, producendo un bellissimo effetto di moltiplicazione. Per chi lo ha provato, si è trattato di una esperienza veramente particolare. L’amministrazione comunale sarà certamente consapevole del privilegio di essere stata al centro di una circostanza difficilmente replicabile anche in grandi città. Il livello dei due musicisti che interagivano è infatti di una stratificata esperienza che vede entrambi, pur con un certo scarto di età, protagonisti di carriere internazionali. Desirée, donna di indubbio fascino, è presente sulle scene liriche da oltre trenta anni. Il suo debutto avvenne infatti nel ’96 in una sede di assoluto prestigio come Salisburgo. Fresca di un premio “Maria Caniglia” Desirèe inizia vestire i panni di personaggi sofisticati e ricercati che nel corso dei decenni hanno raggiunto una cifra più che considerevole, spaziando da Nannetta, Fanciulla Fiore di Parsifal, “voce dal cielo” in don Carlo, Traviata, Semele haendeliana, Rosenkavalier, Sonnambula. Diretta da Muti, Harding, Maazel, ha cantato da Australia a Giappone, Pechino e America, raggiungendo anche il sultanato di Oman, uno dei pochi luoghi della civiltà islamica in cui risuona la voce del melodramma di lingua italiana. Personalità magnetica e serissima docente, Desirée ha raccolto anche a Foligno una nutrita squadra di ragazze che crescono professionalmente attingendo ai segreti del suo timbro lirico-leggero tra i più puri dell’attuale contesto mondiale. Da parte sue Fabio Armiliato, che proprio al san Domenico lo scorso anno ha presentato il suo libro di memorie, porta all’incasso il rarissimo privilegio di aver incarnato nel mondo l’immagine di cosa sia, nel pensiero collettivo, la figura del tenore italiano. Neanche Bocelli o Terranova, l’efficace interprete dello sceneggiato su Caruso, possono vantare quella proiezione esaltatoria di cui gode il timbro vocale che più incarna la solarità, la carnalità e l’emozione della voce di tenore. Ci provò Flaubert nella “Bovary”, ma la decima Musica ha spiazzato tutti con il film di Woody Allen, “To Roma with love”, dove Fabio quantifica la proiezione fascinatoria della vibrazione di una “ugola” italiana, qualcosa che sappiamo inimitabile. Film a parte, Armiliato ha cantato mille volte Met portando la timbrica del suo maestro ideale, Franco Corelli, ai massimi livelli che tutti gli riconoscono. Turiddu, Radames, Cavaradossi ideale, al punto di essere stato realmente “fucilato” in una incredibile serata allo Sferisterio di Macerata, Armiliato è stato insignito del premio “Beniamino Gigli” e nominato cittadino onorario di Recanati. In una realtà che sempre più si sente sfuggire di mano i valori fondamentali della propria civiltà culturale, l’evento di questi giorni avrebbe messo alla ribalta una circostanza che sarà difficile ripetere. Forse il mondo non se ne è accorto, ma per alcuni di noi è stato un privilegio vivere queste giornate di cui dobbiamo essere grati a Marco Scolastra e a Giuseppe Pelli.

Stefano Ragni

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