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Rotary e Lions per il Festival delle Nazioni.

A Città di Castello la musica incontra la solidarietà

Città di Castello 31 agosto 2026

Due momenti molto importanti del Festival quelli di venerdì e di domenica scorsi quando si visto concretamente scendere in campo due istituzioni note per il loro spirito filantropico: due “Ars bonus” che hanno consentito la realizzazione di eventi con cui la manifestazione tifernate ha imboccato la strada giusta. Venerdì, al termine di due complesse sessioni di valutazione la giuria del premio Burri, composta, tra l’altro, da critici musicali di esperienza come Oreste Bossini, Gianluigi Mattieri, vicepresidente della Associazione Nazionale Critici Musicali, Mauro Mariani e Francesco Saponaro, è giunta alla conclusione di assegnare il riconoscimento a un quartetto d’archi, dal nome augurale di “Elisa Pegreffi”. La valente violinista era il secondo violino della storia formazione del Quartetto Italiano e chi è del mestiere sa quale sia il ruolo fondamentale di chi siede accanto alla “spalla”. Le memorie castellane poi ricordano di aver ospitato agli storici corsi di musica da camera un altro componente dell’Italiano, il violoncellista Franco Rossi.  I quattro ragazzi che si sono aggiudicati il palio della IX edizione del Burri sono Emma Parmigiani, Inesa Baltarescu, Emanuele Ruggero e Lorenzo Baldo. Insieme dal 2023 hanno percorso un itinerario formativo complesso che va dagli studi a Fiesole, alle esperienze alla Stauffer di Cremona, a Monaco, e in Catalogna. Ora sono ancora sotto la tutela di un magistero internazionale, quello dell’Ebéne: tra breve li ascolteremo a Perugia a Villa Valvitiano, suonare per le “Dimore del quartetto” di Ilaria Buitoni Borletti. Alla prima prova avevano presentato Mozart e Ravel; il giorno dopo, nella sala del refettorio del chiostro di s. Domenico, ambiente recentemente recuperato, hanno convinto con una trascinante versione del quartetto op. 13 di Mendelssohn, una trama di fresca energia, sorretta da un incalzante contrappunto e da spunti tematici “patetici” propri del musicista di Amburgo. La selezione, come asseriscono i membri di giuria, è stata veramente complicata, dato l’alto livello dei quindici complessi presenti. A una lunghezza dal Pegreffi, infatti, si è piazzata una formazione di saxofoni che ha dato il meglio di sé in lavori di Maslanka e di Lugo. Una trama decisamente “fusion” per virtuosismi acrobatici di Serena tarozzo, Luca Boscolo, Martino Luxich e Samuele Molinari, giovani fusi in un singolare dialogo anche con la gestualità dei corpi, suonando tutto a memoria, creando, coi loro plastici movimenti, continuamente un centro sonoro di riferimento. Applausi anche al terzo complesso finalista, il duo violino e pianoforte Francesco Pavan e Mattia Casu, impegnati in una versione molto convincente della sonata op. 80 di Prokofiev.

La consegna del premio Burri è stata effettuata dai delegati del Rotary Club Città di Castello: Nicola Falcini in rappresentanza del presidente Enzo Faloci e il socio Tomassucci. Partecipi al premio come contribuenti anche Mirella Bianconi, Anna Casilli, Maria Grazia Mignini e Claudio Tomassucci.  La giuria, sorretta dalla competenza di Laura Rebescini, ha segnalato i quattro saxofonisti dello Zenosine, al direttore artistico Mercelli per una idonea collocazione nel cartellone del prossimo anno.   Ieri sera in san Domenico ha suonato un ospite molto particolare, il pianista Tamas Erdi.  Musicista molto noto, si è portato dietro una squadra della Tv ungherese che qui a Castello ha registrato un vero e proprio docu-film. Il fatto che Erdi, sia non vedente dalla nascita, ha giustificato la presenza come ente patrocinatore della serata il Lions club Host tifernate. Il suo presidente, Giancarlo Martinelli, salutando Erdi, ha voluto ricordare come i Lions siano da sempre presenti del mondo della non-abilità visiva con campagne appropriate e “service” tematici. Ha ricordato, Martinelli, la figura di Helen Keller, lionista sordo-cieca che nel giugno del 1925 pronunciò a Cedar Point, in Ohio uno storico discorso in qui definì i componenti della istituzione “cavalieri dei non vedenti nella lotta contro le tenebre”. Il folto pubblico, giustamente ancor più motivato dalle indicazioni del presidente Martinelli, ha seguito col fiato sospeso la esibizione di Erdi, scortato sul palco dalla moglie. Fin dalle prime note dell’”Andante” di Haydn, le dolenti variazioni Hob. XVII, 6, la dolorosa solitudine di cui era avvolto Erdi davanti alla tastiera, ha creato un cordone di partecipazione che non è mai caduta nel resto del concerto, la Sonata di Mozart, la rococò K 333, il Klavierstucke di Schubert, la trascinante sonata “Tempesta” di Beethoven. Alla fine il caldo tributo di affetto ha cui ha partecipato anche la presidente dalla Fondazione, l’ingegnere Silvia Polidori

Stefano Ragni

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