A Palazzo Gallenga le voci del melodramma.
Due concerti AGiMus
Pubblico di eccezione gli studiosi del Convegna Nazionale di Acustica.

Perugia, 11 giugno 2026
Studiosi di tutta Italia, ingegneri del suono, architetti, esperti di spazi teatrali progettisti: sono il grande alveo di scienziati convocati al Gallega dal professore Francesco Asdrubali, prorettore dell’ateneo che per tre giorni ha riempito i corridoi dell’ateneo internazionale di quanti erano stati convocati a Perugia per le sessioni di studio del cinquantaduesimo Convegno Nazionale della Associazione Italiana di Acustica. È bastato sbirciare qualche momento tre le relazioni per sentire espressioni relative alla diffusione del canto gregoriano nello spazio delle chiese romaniche, di rifrazione sonora del Battistero di Pisa, della immensa camera acustica della santa Maria del Fiore a Firenze, di san Petronio e dei suoi organi a specchio. Magari tra i relatori ci fosse un’anima santa che volesse occuparsi della infelice e mal progettata camera di risonanza di san Francesco al Prato. Ma del nostro gioiello alto-gotico non ne sa niente nessuno.
Ieri pomeriggio, conclusione di una serrata giornata di dibattiti, con l’aula magna già calda come un forno, si schieravano in pedana i bravi cantanti istruiti da Catharina Sharp, la cantante svedese che da anni esercita il suo magistero nella Scuola Comunale di Città di Castello. Tra i suoi discepoli l’indimenticabile Venanzio Gabrio Nocchi, il senatore-cantante scomparso lo scorso anno. Cinque le voci coinvolte per una mirabolante successione di arie e duetti; i soprani Veronica Martinelli e Cristina Tirigalli, il mezzo Carolyn Beck, il tenore Francesconi e il baritono Matteo Mencarelli, il premio “Martin Nilsson” dell’Università per Stranieri conseguito nella stagione scorsa. Si è trattato di una bellissima festa sonora apprezzata in maniera straordinaria dai convegnisti che occupavano tutti gli spazi disponibili. Orecchie fine le loro, esercitate e quindi doppiamente in grado di apprezzare quanto veniva diffuso. Preziosi duetti di Mozart, tra l’altro quello piuttosto raro di “Così fan tutte”, il dialogo spiritosissimo tra Nemorino e Adina di “Elisir d’amore” con tanto di fiasco in mano, una spruzzata di Puccini e preziosissime e gemme di Poulenc (Le chemin d’amour) Bernstein, Lehar e il conclusivo “Youkali” di Kurt Weill. In mezzo il pezzo forte di Mencarelli, il Figaro padroneggiato con vera maestria. In finale Catharina Sharp chiama tutti i ragazzi per il brindisi della Traviata.
Il concerto di ieri seguiva di pochi giorni quello del venerdì cinque che AGiMus dedicava al 50° anniversario della scomparsa di Valentino Bucchi. Il musicista fiorentino, uno dei compositori più attivi negli anni 50-80, fu il direttore del Morlacchi negli anni della sua statalizzazione e ha lasciato una impronta indelebile nella cultura cittadina per essere stato, nella fase finale della sua militanza, la musica di “Colloquio corale” di Aldo Capitini. Sette gli studenti di canto e strumento del Morlacchi convocati da Salvatore Silivestro, assistito dalla docente Antonella Acquarelli. Si trattava di una folta pattuglia di cantanti cinesi, Diao Ziquing, Wei Wan, Zijung Guo, la violinista Indra Prevkhuu, la viola Silvia Alessio, il trombista Luca Stampachiacchiere e i pianisti Stefano Brizzi e Luna Sazuki. Tra loro il docente Filippo Farinelli. Un lungo percorso aperto dalla squillante tromba della Sonata di Hansen, seguita da Lieder di Beethoven cantati benissimo. Un duo per viola e violino, il K423 e le quattro delicatissime liriche di Bucchi, tra cui il fragrante “Rio Bo” di Palazzeschi, “tre casettine, un cipresso e una stella che brilla sempre”, un quadro idilliaco di un’Italia rurale che, all’epoca, ci pareva molto vicine alle creazioni teatrali che Giovagnoni faceva recitare alla Turrenetta. Anni sbriciolati dal tempo. Chiusura roboante con la tromba di Luca magniloquente nella Fantasia di Pares. Un altro bellissimo appuntamento per gli ascoltatori “sentimentali” sempre presenti in aula magna.
Stefano Ragni
