Spread the love

AL MAGGIO MUSICALE LA FILARMONICA ROSSINI VOLA COI GABBIANI

UN MARE DI MUSICA A FIATI NELLA SALA ZUBIN METHA

FIRENZE, 4 LUGLIO 2026

Tradizionale appuntamento della “Filarmonica Rossini” con “Musica nella città”, l’iniziativa con cui l’orchestra a fiati sigla il suo rapporto con la comunità civile fiorentina. Nella sala Zubin Metha un gran bel pubblico per applaudire, venerdì sera, la formazione che più di altre è la autentica voce della città del Marzocco. Perché, come sostiene la presidente, Donata Meneghello, la Rossini, negli anni, ha avuto la capacità di rinnovarsi attraverso gli uomini, i suoi strumentisti e i suoi maestri, confermando quel rapporto di libero progetto di cultura e di socialità delle origini caratterizzandosi come “terreno di confine tra colto e popolare”. Un “limen” che il ventennale maestro Giampaolo Lazzeri, un uomo che, come si dice “la musica nel mignolo” ha saputo ampiamente valicare, attirando l’interesse degli ascoltatori attingendo a ogni fonte sonora che riguardasse i fiati, sia il tradizionale della “Belle epoque”, le marce sinfoniche e i poemi inizi Novecento, sia l’attuale, con la punta di diamante del “Blues” di Luciano Berio qui diretto lo scorso anno con la tromba di Tofanelli. Interpretando quel che Berio aveva portato a Firenze, nel 1985, il megaconcerto di “Accordo” con oltre cinquanta bande del territorio Lazzeri, di concerto con la Amministrazione Comunale, e con Maggio Fondazione, ha confermato la proposta, con il concorso “Musica nella città”, una competizione di composizione   che, nei suoi dieci anni, ha più di una volta rinunciato ad avere un vincitore, proprio per la sua capacità selettiva. Anche per questa edizione non è stato individuato un “primus”, ma la commissione ha deciso comunque di segnalare una pagina che, nostro avviso è una delle migliori che abbiamo ultimamente ascoltato. Ma ci hanno informato che il “Jonathan Livingston” di Luciano Feliciani è risultato eccedente ai criteri di valutazione che volevano una partitura di “livello tre”. E solo la preponderante presenza di un ricchissimo apparato di percussioni rendeva l’opera impraticabile per il tipo di bande a cui era destinata. L’eccesso di strumentazione è comunque una caratteristica positiva di una musica che doveva descrivere le fasi del romanzo che  Roth ha dedicato al celebre gabbiano, volatile sognatore e utopista che porta, in cielo, le fasi dei testi di iniziazione della tradizione umanista, da Apuleio a Goethe, Roth, Mann, Hesse. Una cornucopia di emozioni che la orchestra di Feliciani ha saputo rendere con colori rutilanti e ritmi eccitanti, coinvolgenti come un rito orgastico. Al di là delle emozioni suscitate dal racconto del “gabbiano che vive in ognuno di noi”, il concerto era molto ricco di quegli spunti innovativi che Lazzeri sa ritrovare sia nella contemporaneità che nella tradizione.  Perché lo storico maestro della Rossini sa di operare in un contesto di “musica non a verbale” in un tempio dell’opera e del sinfonico: di qui la necessità di una credibilità storica e stilistica di alto livello. A questa apparteneva certamente la originale partitura di Claudio Jose Boncompagni, il maestro italo-argentino purtroppo prematuramente scomparso. Molte le musiche che legano Boncompagni a Lazzeri, ma in particolare questa “Parabola” per violino solista e fiati. La interpretata da vero virtuoso Tommaso Vannucci con un violino sempre fremente impegnato non solo a resistere al dilagare dei timbri dei fiati, ma anche a esprimersi nelle cavate sensuali delle evocazioni belliniane di Sonnambula e Puritani, fino anche a pulsare di ritmi accesissimi  nella danza ungherese di Brahms; e in questa commistione di popolare e di colto vogliamo vederci l’impronta del Berio della brahmsiana Sonata per clarinetto e delle citazioni etniche che rivelano ancora un forte efficacia.  E visto che di “popolare” si narra, parliamo del brano di apertura di Rossano Galante, “The wishing well” fiaba del bambino e del pozzo trattata con una timbrica lussureggiante.  In questa lussuosa processione di pagine che Lazzeri ha saputo concertare con quel gesto ampio che racchiudere ogni risposta strumentale, è stato circoscritto anche il bellissimo “Giotto” di Giovan Battista Frosali.  Dedicato al marchese Torregiani, presidente dell’allora Regio Istituto Musicale fiorentino, il lavoro, strumentato dello stesso Lazzeri è del 1897 e vive degli ideali sonori della “Nuova Italia” umbertina, con squilli e rullanti ad evocare marce gloriose.  Al 1931 risale il “Preludio sinfonico” di Enrico Dossetto e la pagina conferma la persistenza di un ideale sonoro puramente di fiati che ha sempre manifestata una sua originaria purezza. Chiusura con un brano del valenciano Hugo Chinesta, la rievocazione del tragico volo di un sperimentatore delle ali, “El globo d Mila”. Una pagina che fa saltare sulle poltrone per quanto rievoca emozioni che affascinavano a atterrivano gli uomini degli inizi del Novecento. Le percussioni fanno la loro parte, i fiati sono impegnati in discorsi molto complessi, ma tutti i ragazzi della Filarmonica suonano con una competenza che fa onore alla loro professionalità. Concerto bellissimo, applausi e richieste di bis.

Stefano Ragni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto