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Aliya Beisenova, il ritorno alla Stranieri.

Dal Kazakistan ai corsi di lingua, per l’opera italiana

Perugia, 16 ottobre 2026

Un gradito ritorno, come spesso succede qui, a palazzo Gallenga, anche se gli anni passano, ma rimane l’esigenza di perfezionarsi in una lingua che, per lo studio e la pratica del canto lirico, è semplicemente essenziale. Aliya Beisenova, soprano del Kazakistan, venne per la prima volta all’Università per Stranieri nel 2004. Un corso di lingua, poi il ritorno nell’affascinante paese del mosaico delle repubbliche asiatiche nate dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Con un bagaglio da spendere, la lingua del melodramma assimilata con una didattica che ancora è molto apprezzata nel mondo. Nel lontano paese asiatico, percorso da progressive stratificazioni di civiltà, da quella sarmatica ai calmucchi, all’Orda d’Oro, agli islamici, passavano molte diramazioni della Via della Seta: dal 1470 si consolidò in un regime di khanati che rivendicavano libertà e indipendenza: i kazaki definirono il loro paese “terra degli uomini liberi”, ed è ormai accertato che il famoso e temibile Gensis, venisse proprio da queste pianure. Ora è sempre più frequente che, grazie ai rapporti sottesi tra l’ateneo internazionale e questi ricchi ed emergenti paesi a cavallo tra oriente e occidente, vengano studenti che, prima di accedere a specifici  corsi universitari, si iscrivono a palazzo Gallenga per acquisire le competenze necessarie per l’accesso. Alcuni di loro poi rimangono a vivere da noi. Questo il caso di Aliya che, dopo una significativa permanenza nella sua città natale, Osekem, completati gli studi accademici, ha sentito l’esigenza di perfezionare il suo talento in Italia: di qui un serio impegno a conseguire i requisiti per la ammissione al Conservatorio “Rossini” di Pesaro per ottenere il diploma di canto, nel vecchio ordinamento, e successivamente al “Pergolesi” di Fermo, per confermare la sua preparazione con una laurea in canto lirico. Una ulteriore acquisizione è stato poi la laurea di secondo livello in “Interpretazione della musica del 900”, fino al biennio di perfezionamento con un grande della lirica tradizionale, José Carreras, due anni dal ’17 al ’19 a Pesaro.

Ora Aliya, due figli ormai adulti e la voglia di mettersi ancora    sulla strada del continuo miglioramento, ha scelto di vivere in Italia, nelle Marche, ma di frequentare ancora un trimestre di studio dell’italiano a Perugia. Si è seduta nuovamente sui banchi del terzo piano, soprattutto per perfezionarsi nell’uso della scrittura. Ma ora ha un passato di presenze liriche di spessore, con ruoli di “Nabucco” e “Lucia di Lammermoor” e apprezzate interpretazioni nei congeniali ruoli pucciniani, “Butterfly” e “Bohéme”. Partecipa alle iniziative del coro dell’Università, diretto da Alberto Bustos, e si propone per un concerto per la “Parola musicale” che avrà luogo martedì prossimo. Si potrà così ascoltare come la cultura italiana, la civiltà del melodramma e la musica abbiano deciso del destino di una donna fino a condizionarne le scelte di vita. Non unica e non ultima, Aliya, testimonia come il canto sia un potente vettore di diffusione di una cultura che, grazie anche ai pronunciamenti delle commissioni Unesco che hanno definito il canto italiano “patrimonio immateriale dell’Umanità”, possa essere definito una ricchezza di cui il nostro paese, e la nostra Università in particolare, possono ancora fruire per il bene comune.

Stefano Ragni

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