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Spoleto. Alla sala Pegasus si parla anche di libri restaurati.

I pomeriggi musicali del Lirico Sperimentale con Raffaella Clerici, Boccaccio  e il mistico Rumi.  (5 febbraio 2026)

Non una riga di musica nella conversazione di giovedì scorso alla sala Pegasus. Per i molti ascoltatori che non hanno lasciato libera una poltrona ci sarà, alla fine, la voce confortante e levigata della giovane Beatrice Caterino, soprano fiorentino, discepola di Marina Comparato, che interpreterà una sua intensa versione della “Canzone di Marietta” di Korngold, una sorta di introspezione da “Donna che visse due volte”.  Il motivo della particolare angolatura dell’incontro lo ha spiegato subito Raffaella Clerici, responsabile dell’archivio Belli-Argiris, lo scrigno librario del Lirico Sperimentale.

Nelle miglia di testi che sono custoditi negli scaffali del Belli-Argiris giacciono anche migliaia di volumi che sono il lascito di biblioteche intere di varia letteratura appartenute ai molti che hanno depositato le loro partiture in un contenitore che scoppia letteralmente di cultura.

Ecco allora che, al pari di lettere autografe e partiture di musicisti di cui si è discusso nella passata stagione, come ad esempio per la lettera di Donizetti, stavolta si è pescato tra reperti emersi dalle pile di volumi consegnati alla memoria del Lirico Sperimentale, attingendo a un testo donato dalla signora Polli e uno che fa parte della donazione Stanisci. Un libro preziosissimo il primo, acquistato in un mercato di Tashkent, e un modestissimo volumetto di letteratura popolare il secondo, ma si sa che nella repubblica dei libri non ci sono privilegiati, e la questione è solo la qualità della carta su cui sono stampati. Di qui una interessante riflessione su come sottoporre le pagine alla necessaria salvaguardia, una tecnica molto sofisticata e certamente costosa di cui oggi bisogna farsi carico per salvare la memoria del passato. Nella sua documentatissima introduzione la dottoressa Clerici ci ha parlato di come si sia proceduto a palazzo Mansueti per riversare su moderni supporti le migliaia di vinili e di nastri, molti dei quali provenienti dalla donazione Zurletti. Ci ha ricordato, Raffaella, di come da oltre venti anni il Lirico Sperimentale documenti tutti i suoi spettacoli su supporti digitali, garanzia di una conservazione nel tempo di preziose realizzazioni spettacolari che faranno, in futuro, anche testo per studi e documentazioni. Poi ci ha mostrato una cosa incredibile: un filo di rame avvolto su una bobina, contiene un Falstaff verdiano del 1951 registrato al Carlo Felice di Genova e tramandato dalla donazione Capuana. Al momento non si sa come ascoltarlo, perché mancano i necessari supporti.

La riflessione sul rapporto tra deposito librario e conservazione dei reperti, dopo le parole introduttive del presidente Roberto Calai, sono state illustrate da due ricercatrici del settore, Veronica D’Archivio, bibliotecaria dal nome più che fatale, e da Antonella Filiani che, con opportuna scansione di immagini ha documentato le fasi di smontaggio delle pagine da restaurare, il lavaggio, la ricomposizione e ricucitura, una trafila molto delicata e che richiede competenze e amore per il reperto. Il racconto di come la signora Polli, donatrice del volume medievale di Rumi, sia venuta in possesso del volume era molto coinvolgente. In un mercatino dell’Uzbekistan uno studente porge furtivamente un volumetto rilegato in rosso. Forse neanche lui sa di cosa si tratti, ma la transazione avviene rapidamente. Tornata a casa la signora Polli si chiede cosa abbia riportato, la copertina del libro è molto pregevole, ma le pagine riportano una scrittura indecifrabile. Solo più tardi, grazie alle ricerche fatte a palazzo Mansueti si scoprirà che si tratta, con ogni probabilità, di un alfabeto turco-ottomano che solo pochi studiosi sanno decifrare. Una indicazione sulla pagina finale della pubblicazione, in russo-cirillico, ricorda come a metà Ottocento il responsabile politico del governo zarista diede il permesso di ristamparlo. Lucia Andreini, preziosa collaboratrice del Lirico, legge una pagina di questo affascinante testo: Rumi, mistico di origine persiana visse nell’età di san Francesco e creò una corrente di pensiero molto consistente nell’oriente islamico, ancora molto presente nelle danze sufiche.

Ancora alla voce di Lucia la lettura di un brano dal Decameron di Boccaccio. Si tratta della novella di Andreuccio da Perugia e il libro restaurato è stato illustrato da Andrea Stanisci, da venti anni uno dei più fedeli scenografi del Lirico Sperimentale. Suo padre era direttore dell’Archivio di stato di Gorizia e una parte della sua biblioteca è finita a palazzo Mansueti. Preservare le sue pagine, come ha ricordato Antonella Filiani, è stato piuttosto difficile per la scarsissima qualità della carta dato che si trattava di una edizione popolare a basso costo. Ma si è detto che tra i libri non ci sono ricchi e poveri e tutti vanno tramandati con la stessa dignità. Una bella lezione per noi che abbiamo seguito questo percorso tra le pagine “risorte”. Un incontro poco consueto, molto acuto e stimolante con cui lo Sperimentale con i suoi incontri “Musica e parole” continua a manifestare la sua presenza nelle stagioni in cui la musica tace, ma le riflessioni si fanno più profonde.

Stefano Ragni

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