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Amici della Musica dal mattino alla sera:

conferenza stampa e concerto di chiusura. Fondazione Perugia e san Pietro. Nuovo cartellone con la Fondazione Cucinelli.

Perugia, 20 giugno 2026

Nello spazio di una giornata, venerdì scorso, i destini della musica cittadina si sono ancora una volta raccolti intorno agli stati maggiori degli Amici della Musica per presentare il nuovo programma dei concerti che si protrarranno sino alla prossima primavera. Sul banco della Fondazione Perugia, rappresentata da Fabrizio Stazi, Amici della Musica, Fondazione Cucinelli, Regione dell’Umbria, Comune di Perugia e Univrsità per Stranieri raccolti nel medesimo progetto di fornire alla città la musica di qualiotà che si merita. Apertura dei discorsi con la allocuzione della presidente, Anna Calabro, che ascrive alla sua associazione anche i meriti di aver portato la musica nei luoghi dove regna il dolore, le case di cura, i ricoveri per anziani, il cercere, gli ospedali. Non c’è un luogo per quanto degradato, che non possa essere raggiunto dalla consolazione dei suoni, sostiene il medico umanista con convinzione.  Le fa eco l’assessore alla cultura e vicepresidente della Regione Tommaso Bori, che esordisce ricordando come nella conferenza stampa dello scorso anno ci avesse fatto una promessa. Quella del “Testo unico Cultura e Impresa Creativa” che è realmente stato posto in stato di regime.  Di più l’assessore, aggiunge, abbiamo raddoppiato i fondi stanziati per la cultura, affinché il mestiere di chi si dedica all’arte non sia sottopagato o sottostimato. E aggiunge che dovrà congedarsi prima del termine dell’incontro perché ha un appuntamento alla Camera dei deputati con i rappresentanti di Puglia, Emilia-Romagna, Toscana, Sardegna. Si tratterà di un posizionamento sulla cultura, operazione che di solito si fa per infrastrutture, autostrade e ferrovie. Per la prima volta in agenda sarà la cultura e questo vorrà dire porre il focus della attenzione nazionale sul futuro di tanti giovani che abbracciano questo prezioso, ma fragile mestiere.  E’ la prima volta che sentiamo parlare un esponente della amministrazione regionale con tanta incisività: Bori sembra decisamente aver indossato le vesti di un “culturae defensor”, un nostro moderno sant’ Ercolano della musica e delle arti. Ben vengano i prodotti delle sue riflessioni, col vantaggio di tanti.

Quando parla il vicesindaco e assessore alla cultura Marco Pierini, sono di nuovo le cordiali espressioni che il gentiluomo senese riserva a quanti usufruiscono degli spazi comunali per la musica. Si vorrebbe fare di più, ma le condizioni sono queste e entro queste bisogna agire.   E di spazi parla ancora il professore Francesco Asdrubali, prorettore della Università per Stranieri, il luogo dove, nella mitica aula magna, sono nati sia gli Amici della Musica che la Sagra Musicale Umbra. Il rapporto nei decenni si è solo consolidato e palazzo Gallenga offre una ospitalità confortevole e di prestigio alle manifestazioni musicali. Porgendo anche il fiore degli studenti di tutto il mondo che costituiscono, da sempre, una componente importante del pubblico dei concerti.  Ai due direttori artistici, Enrico Bronzi e Fabio Ciofini il compito di illustrare quanto ascolteremo nel corso della stagione da Amici della Musica e Fondazione Cucinelli, tanti appuntamenti tra artisti noti e giovani emergenti, con la flessibilità di una programmazione che si articola tra il tradizionale, l’accademico, il piacevole e il contemporaneo, con qualche punta di curiosità nel non consueto. Ci si lascia a tarda mattinata col proposito di ritorvarsi la sera a san Pietro, per un concerto di chiusura che esce, come un “bonus” dopo la splendida serata della Creazione di Haydn coi giovani americani della Julliard. Nella frescura delle colonne sublacensi una formazione corale straordinaria, quei cantori della Georgia che abbiamo apprezzato pochi anni fa alla Sagra. Allora erano vestiti di rosso e cantavano sulle scale esterne della Cattedrale, davanti alla Fontana. L’altra sera erano tutti in nero e sembtravano più sussiegosi: si presentano come coro del Patriarcato della Georgia e hanno assunto il nome di Basiani, in ricordo di una battaglia con cui la Georgia cattolica, nel 1203, difese la sua autonomia e la sua fede. Conosciamo questo repertorio di canti elevati dall’Unesco, nel 2001, a Patrimonio Immateriale dell’Umanità e sapevano cosa aspettarci, una ondata d’urto di una vocalità veemente, assolutamente virile, espressione di un cristianesimo non piagnone, non solidale, ma fiero ed eroico. Spettacolo ipnotizzante e avvincente, violento e bellicoso, ma anche disponibile a rari momenti di tenerezza, quando i rudi montanari sembrano piegarsi alla seduzione del sentimento.  Il repertorio è quello essenziale di ogni civiltà che si riconosca nella propria musica: brindisi, canti di lavoro, danze, come compete a un popolo che conosce il vino e la sua capacità di inebriare. D’altra parte, lo sapevano bene i Greci quando venivano nella Colchide a caccia del Vello d’oro. Testimonianze archeologiche attestano la veridità del mito e la sua persistenza nel mondo delle idee. Polifonia, discanti, bordoni e melismi, improvvisazioni violente, richiami ancestrali, un linguaggio delle “origini” che avrebbe convinto anche Rousseau. Il pubblico si esalta, partecipa con continui battimano, si alza e balla coi cantori. La chiesa esplode in un mistico baccanale, tutti vorrebbe abbracciare tutti. La comunità degli Amici della Musica è sempe più coesa e ci si separa malvolentieri. Per fortuna domenica c’è ancora l’appuntamento a san Lorenzo di Montenero.

Stefano Ragni

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