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Musica del solstizio, dall’alba al tramonto:

Badia Petroia e san Lorenzo di Montenero

22 giugno 2026

Svegliarsi all’alba è un piacere se, al mattino del solstizio ti dirigi a Baria Petroia per quello che è ormai diventato un appuntamento culturale e spirituale.  Nella pieve che appartenne ai marchesi del Monte, in quel del territorio castellano, la antica abbazia carolingia, nonostante le manomissioni perpetrare nei secoli, conserva il suo aspetto massiccio di luogo sacro fortificato. La cripta, recentemente restaurata e dove abbiamo atteso il sole del giorno solstizio d’inverno è suggestiva. Ancora una volta ci accoglie Francesco Fulvi, animatore del Gruppo di Volontari della Badia che ne tutelano l’immagine e la funzionalità. In chiesa un bel gruppo di ascoltatori, avvolti ancora dall’oscurità. In alto, sul piano presbiteriale ci sono già le ragazze di Armonioso Incanto con il loro fondatore, Franco Radicchia: trenta anni di canto insieme, tanti concerti, rassegne, una tesi di laurea dedicata all’Università per Stranieri, discografia tematica; accanto a loro, per la prima volta un giovane cantore, Francesco Varone, un ventunenne che viene dal Musicale Mariotti, è stato discepolo di Radicchia e ora studia organo in Conservatorio. Mentre la luce del sole si effonde, e l’incenso sale, col suo aroma mistico, ecco levarsi i canti: è quella musica cristiana emersa dopo le devastazioni dei barbari, è un simbolo di fede, il segno della rinascita di una Europa umiliata.  Col canto romano, con la liturgia gregoriana l’Italia si riconobbe ancora vivente e capace di esprimere quella civiltà devastata dagli invasori. Anzi, san Benedetto li convertì proprio col canto e ne fece alfieri della difesa della cristianità contro un altro poderoso nemico che stavolta saliva dell’Africa.  E’ una musica immateriale, perché viene dal cielo, era l’armonia del cosmo che scendeva fra gli umani e ne permeava il paesaggio coi suoi contorni sfumati. Era la perfezione del creato che alitava la sua onnipotenza sotto le sembianze di un suono lieve, sospeso nell’aria. È quanto ieri mattina ci hanno fatto ascoltare Radicchia, Varone e le ragazze di Armonioso Incanto, Caterina ed Elisabetta Becchetti Francesca Piottoli e Brunella Spaterna. Sono brani tratti dall’Ufficio Ritmico di san Francesco che Giuliano da Spira stese nel 1230 ad Assisi, all’indomani della scomparsa del Padre Serafico: vi si canta di “Franciscus vir catholicus” e delle vicende della sua vita fino al Transito glorioso. Seguono antifone mariane della Quarta Domenica di Avvento, il canto delle monache Trappiste di Vitorchiano, il canto sefardita della rosa. Alla fine, a sole ormai alto, Radicchia e Fulvi danno appuntamento al 21 dicembre, il solstizio d’inverno.

Passa l’arco della giornata e, verso le diciotto, ci ritroviamo con gli Amici della Musica a san Lorenzo di Montenero. Giovanni Barcaccia, il grande imprenditore edile perugino, riceve gli ospiti con la consueta signorilità. Si tratta di ratificare i vincitori del Concorso da lui indetto ai primi del mese e festeggiare i protagonisti della competizione. Anna Calabro, presidente degli Amici della Musica che pochi giorni fa ha incassato un altro successo clamoroso coi concerti dei cantori georgiani, ricorda le modalità del concorso, che Barcaccia offre generosamente alla associazione. È anche un modo di ritrovarsi insieme e di compattare una comunità di soci che sente sempre più spirito di appartenenza e vive di rapporti che si intrecciano con istante culturali ed esigenze umane. Insomma, un bel gruppo di cui la presidente Calabro può sentirsi artefice orgogliosa. Naturalmente c’è lo spazio per la musica e nella cappella si posizionano i musicisti, il vincitore, Davide Armellini, il contrabbassista di Castiglione del Lago. Indra Purekvuu, Chiara Antognelli agli archi, Sumiko Ochi al pianoforte. C’è il tempo per un primo movimento dl Quartetto K 478 di Mozart e un Minuetto di Beethoven. Poi l’abbraccio del giardino e della natura, di geranei, delle ginestre, dei tigli dai profumi inebrianti. Quando il sole volge al tramonto tutti sappiamo che ora si andrà, inesorabilmente, verso l’oscurità. In mezzo c’è però una estate tutta da godersi. Ci ritroveremo a settembre, alla Sagra musicale Umbra.

Stefano Ragni

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