Natalia Escobar alla Stranieri: da Ushuaia all’Umbria per ritrovare le radici di una storia di emigrazione.
Il soprano argentino per la seconda volta a palazzo Gallenga con un bellissimo programma di canti amerindi.

24 giugno 2026
Un foglietto ingiallito e ripiegato con cura, come si conserva una reliquia. Leggiamo sul lato del mittente, “da Maria Paciotti, Scheggia, Italia” e il destinatario ”signorina Luisa Pontoni, Ushuaia, Argentina”. Era la nonna di Natalia Escobar, la cantante che sta per esibirsi nell’aula magna di palazzo Gallenga e il biglietto è stato custodito come una memoria di una appartenenza familiare da ricordare con affetto. Perché nonna Luisa era l’unica femmina che aveva seguito il padre, nel 1948, nella emigrazione nella lontanissima terra. Tra i Paciotti di Fissato di Vico e i Pontoni di Scheggia, la missiva del 11 aprile del ’50, si parla di affetti familiari ancora presenti, un nonno che “fa le solite cose”, e una mamma “che sta abbastanza bene”. La distanza è immensa, e a percorrerla è stato un piccolo nucleo di emigranti umbri che andava dove si poteva lavorare e guadagnare dignitosamente. La “Terra del fuoco” era solo una immagine percepita come alla fine del mondo conosciuto. E lì questi umbri della montagna, dignitosi, laboriosi, pieni di voglie di fare si sono radicati e hanno trovato il giusto riconoscimento. Qualcuno, rimasto a casa, mandava cartoline di Fossato, una piccola immagine ingrigita, sembra un avamposto di un film di avventura: sul retro un giovane che si firma Giuseppe e che indirizza alla lontana Luisa: ” Mia cara, ti metto il panorama di Fossato il Borgo, che ti ricordi meglio di me. Ti saluto distintamente e ti bacio”. C’è anche un ricordino di una prima Comunione: è di Maria Pontoni, datato 29 giugno 1949: si invoca la protezione di Gesù sul padre lontano. Con visibile emozione e orgoglio Natalia, prima di iniziare il concerto, ha estratto da una borsetta questi reperti che narrano di quando anche noi umbri “prendevamo i bastimenti” alla ricerca di una vita migliore. Da non parassitare, ma da guadagnare con tenacia e sacrificio. Natalia, mezzo secolo dopo, torna per la seconda volta nei luoghi da cui la famiglia è partita. Pontoni e Paciotti ce ne sono, ma i legami sono allentati e le memorie si sono fatte evanescenti. Lo scorso anno c’era ancora una zia, ma ora è scomparsa e gli altri non ricordano, non sanno. Rimarranno questi foglietti e il piacere di sapere che di boschi e le colline di Fossato e di Scheggia è partita una piccola-grande storia di eroismo.
Oggi Natalia è una cantante conosciuta. Fa la solista e canta anche nel coro de “La fin de mundo”, della sua città, Ushuaia, meta oggi di un turismo raffinato. Per il suo concerto di ieri si è rivolta al coro della Università per Stranieri, il “Voci dal mondo” di Alberto Bustos che anche lo scorso anno l’aveva valorizzata nel suo programma. Per il pubblico dell’aula magna, che già l’aveva apprezzata una prima volta, Natalia ha cantato un programma molto prezioso, facendoci conoscere musiche della tradizione americana, dal Ginastera di “Canzion de la luna lunanca” al canto di culla di Gilardi, la “Canzion de lejos” di Isella, il gustoso e frizzante “la siempre viva”, una melodia della regione del Litoral, il braccio esterno del profilo che l’Argentina disegna sull’atlante. “Los pajaros perdidos” di Piazzolla, anche lui emigrato di seconda generazione, ha fatto da sfondo al suggestivo “Alfonsina y el mar”, la dolcissima melodia di Ariel Ramirez, che è poi l’’autore della celebre Messa Creola. Alfonsina “vestida de mar”, poichè la poetessa Alfonsina Storni si suicidò, nel 1939, sulle acque del Mar de la Plata. Chiusura della esibizione con la “canzone di Violeta” una aria dell’opera tango scritta dallo stesso Bustos. Il concerto è stato supportato dalle voci del coro del Gallenga opportunamente istruite e dirette da Bustos. Musiche gradevolissime, da Greensleeves, a “Come again” alle parti della Messa di Estes, allo spiritual “I’m gonna sing”. Formula molto apprezzata dai presenti e, continuando a sfidare il caldo afoso, chiede anche un fuori programma.
Stefano Ragni
