Spread the love

Inaugurazione del XXI Festival del Trasimeno:

Angela Hewitt illumina la Notte di san Giovanni a san Francesco al Prato. Ottima prova del violinista Kerson Leong.

Perugia 25 giugno

Si sparge come un odoroso mazzo di fiori irrorato alla acqua di san Giovanni: questa musica di Mozart suonata da Angela Hewitt è fragrante, salutifera, ottimistica e piena di energia. Con un pianismo ormai consolidato da anni di successi la “première dame” canadese che ha scelto di passare molti di suoi giorni migliori sulle rive del Trasimeno, ha convocato il foltissmo gruppo di Platinum Donors, Gold Patrons, Contributors, Supporters e Friends sotto la grande navata di san Francesco al Prato. Messi tutti insieme fanno un bel numero, parlano inglese e si capisce che sono dei fedelisssimi. Una formula perfettamente anglosassone che qui da noi non funzionerebbe, ma che è propria dei modi con cui i paesi civili sostengono quel lussuoso carrozzone che è la musica colta. Bastava guardare il fiume di gente che, mentre salivamo al centro, sciamava verso san Pietro per godere degli schiamazzi di “Musica che spakka” per capire dove tira il vento. Tanto di cappello quindi a questa volitiva dama che si fa carico di un festival di altissima qualità, assumendosi ogni sera anche la responsabilità di misurarsi con repertori cameristici dalle più svariate combinazioni: solo per questi giorni, Schubert, Messiaen, Debussy, Thuille, per capire di che tempra sia fatta questa donna eccezionale. Anima di ferro, ma sensibilità affiorante con delicata tenerezza per come sa suonare il Mozart giovanile del Concerto K 175. Non si potrebbe avere un inizio migliore: la musica è gioiosa, sa ancora di viaggio in Italia, ha aromi elettrizzanti di fiori d’arancio e di pesce fritto sotto le ombre del Vesuvio. Ricordi indimenticabili per un ragazzo che, appena tornato dagli entusiasimi della penisola, ricominciava ad innergersi nella routine di Salisburgo e dei compiti di musicista di corte e di tappezzeria. Ma, come saprà raccontare Möricke in una celebre novella, il succo di quella arancia assaporata in un giardino del Vomero era entrata come un virus nel cuore di un musicista che più di altri ha saputo assimilare i frutti delle sue esperienze italiane. La musica di questo Concerto, il primo di una serie in progressiva evoluzione scintilla come un “Rule Britannia”, è volitivo, arrogante come compete a un giovane in carriera, è gioioso nel suo rispondere alle sollecitazioni di corni e timpani. La tastiera è semplicemente “ingorda” di sensazioni, straripa di idee che lo stesso Mozart sa appena disciplinare. Angela Hewitt è musicista molto accorta: tempra le frenesie, smussa le frequenze e disegna una trama di eleganze e di suggerimenti. Quello che è scalpitante negli archi quel che punge nei fiati, scivola sotto una mano sapiente che suggerisce dociità e senso della misura.  L’Orchestra, che è la ottima Cameristica di Perugia, mostra una quasi insolita maturità: collabora, sostiene, dialoga con acume frizzante. Si va verso le cadenze con dispiacere perché il concerto è breve. Ma per fortuna se ne apre subito un altro, K 595. Ed è veramente piacevole leggere le note introduttive apposte da Angela al programma di sala per capire la sua strategia interpretativa, quando parla di tenerezza e di senso della danza. Due componenti che caratterizzano questa pagina molto complessa che testimonia di una maturità raggiunta attraverso la drammaturgia dei capolavori teatrali e che rivela il nervo scoperto di Mozart, la sua sostanziale fragilità di uomo e di musicista. Troppo avanti coi tempi perché tutti capissero quelle modulazioni improvvise e impreviste che tratteggiano paesaggi lontani, sfumati ancorchè intuiti. Si è colto subito il Angela il passaggio a un linguaggio “alto”, dove lo spirito della commedia si alterna alla pagina di diario, confessando smarrimenti e visioni. Una bella tavolozza ricca e multiforme che la musicista canadese ha voluto firmare con un pianismo dialtissimo spessore. Dirigendo oltretutto l’orchestra con gesti appena accennati, ma pieni di indicazioni: a un musicista basta poco per capire e Angela sa comandare come un provetto capitano di vascello.

Saremmo già avanti col tempo, ma ora si avanza un giovane leone, il ruggente Kerson Leong, perfetto partner per una serata ricca come una mensa di nozze. Ora il rampante cinese naturalizzato canadese ha ventinove anni, ma ne aveva molti di meno quando aveva appena vinto il Premio Menhuin, viaggiava con la mamama e veniva a suonare ad Assisi, sotto gli alberi del Bosco Sacro. Padroneggiava bene già allora queste Quattro Stagioni che ripropone a molti anni di distanza.  Ora è un interprete maturo, un virtuoso estroso, corretto e ben temperato, non esagera con la sua bravura, ma tira fuori arcate da entusiasmo. Il suo Guarnieri ha una filigrana di legno che palpita sotto il suo arco: quando lo sfiora nelle folate di vento dell’Inverno raggiunga vertici interpretativi straordinari. Come bis ci lascia senza parole con un personale arrangiamento del Bach-Marcello.

Stefano Ragni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto