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Castiglione del Lago, abbazia di Sassovivo, palazzo Baglioni a Torgiano. Tre appuntamenti di musica, cinema e letteratura.

Castiglione del Lago, abbazia di Sassovivo, palazzo Baglioni a Torgiano. Tre appuntamenti di musica, cinema e letteratura.

11 agosto 2026

Appuntamenti fitti tra cui occorre districarsi, anche sfidando i trasferimenti in automobili rese roventi dal caldo estremo. Ma l’afa non può fermare la cultura. A Pozzuolo, nell’istituto delle Suore della Sacra Famiglia di Spoleto, il festival di Musica da camera di Marzia Zacchia ha inaugurato in maniera molto originale la sua ventiduesima edizione. Dopo la conferenza stampa tenuta al palazzo ducale di Castiglione del Lago alla presenza del sindaco Burico, sabato sera la prima serata ha raggiunto ancora una volta la sede della amena casa di riposo, che ha offerto il suo confortevole giardino per ospitare una riuscitissima apertura con una proposta del tutto originale: seguire le musiche di “West side story” di Bernstein con le sequenze del film di Spielberg e il suono di quattro saxofoni. Tutti sappiamo degli interessi che legano la marchesa Zacchia al mondo del cinema e non ha stupito che la sua scelta assecondasse la proposta di quattro bravi musicisti raccolti sotto il nome di Steel Wind. Davide Vallini, Milo Vannelli, Andrea Lucchesi e Roberto Frati, dal soprano al basso, hanno accompagnato in maniera magistrale lo svolgimento del film che riproduce la storia narrata nel 1957 da Leonard Bernstein. Un successo planetario, oltre 700 repliche a Broadway, più di mille a Londra, canzoni impresse nella memoria di tutti, da “Maria” a “America”. Di qui un film del 1961, poi il capolavoro di Spielberg, nel 2021, frenetico di danze violente, di jazz estremo, ma anche di sapori latini. Maria, Tony e Bernardo, legati dal vincolo shakesperiano consumano i loro amori, i loro livori e la tragedia che li rende partecipi del medesimo destino. Jets e Shark scatenati sulle strade come oggi i nostri “maranza” come non avremmo mai creduto di vedere. Perfette le sincronie tra musica e immagini: un grande lavoro di precisione, di sapienza strumentale e di computer fibrillanti. Per noi ascoltatori uno spettacolo avvincente che fa partire il festival castiglionese col piede giusto.

Domenica pomeriggio si sale alla storica abbazia di Sassovivo, pietre roventi, alberi languenti, non un filo di vento. Il conforto, comunque, di vedere finalmente restaurata la cappella del beato Alano, luogo storico restituito alla pristina dignità di luogo sacro e di meditazione. Qui, nella sala dei fratelli di Carlo Carretto, una volta a botte molto acustica, la modernità di una proposta suggestiva di “Omaggio all’Umbria” di Laura Musella, il festival che si muove tra le grandezze del concerto di Pasqua al Duomo di Orvieto e le piccole soste in luoghi di architettura suggestiva come questa venerabile abbazia che pere ancor sospesa in cielo, quando la guardi dal fondovalle. Sullo sfondo due magnifici musicisti, il clarinettista Marco Pelliccioni e il chitarrista Alessandro Zucchetti, disposti a dialogare con la vivacità di Bartok e Piazzolla, sfiorando il barocco di Marcello-anonimo veneziano, per incantare con le icone di Morricone, un momento sempre suggestivo di sensazioni che appartengono alla nostra storia.  Musicisti in forma perfetta, dialoganti, ironici, pungenti, con il pubblico quasi sollevato dalla leggerezza dei loro intrecci.

Poi una breve corso verso la pianura per raggiunge Torgiano affollata di gente che si gode le tavolate di gastronomia. Ma c’è un piccolo angolo di eleganza e di distinzione, la corte del palazzo Graziani-Baglioni sede della omonima Fondazione messa a disposizione dal presidente, l’avvocato Vincenzo Regnini. Qui il presidente della “Ciro Scarponi”, Casare Fasi ha introdotto un eccezionale ospite, Sandro Giacchetti che presentava uno dei suoi libri più apprezzati, “Il compito”. Uomo d’arte, scrittore, storico e indagatore della verità Giacchetti, che ora vive a Scheggia, ha legato la terra che lo ospita a una vicenda romanzesca che ha pure il sapore della realtà. Una trama che parte della Parigi di Filippo il Bello, ancora fumante dei roghi dei Cavalieri Templari e si snoda nei boschi della Germania per approdare alla Gubbio dei Maestri Comacini.  Sulle tracce degli antichi costruttori di cattedrali, quei Maestri della riga e del compasso, del pendolo e della cazzuola, i Maestri Muratori, depositari del segreto di innalzare fino al cielo guglie e campate che ancora oggi troneggiano sulle nostre città. Giacchetti dialoga con leggerezza, dipinge con le parole, descrive una Gubbio che tutti conosciamo ed apprezziamo ed accenna alle tavole etrusche e ai templi di Giove Appenninico, un luogo misterioso che pure esisteva e di cui lo scrittore romano è certo di aver ritrovato le tracce.  La serata era sottolineata dalla chitarra di Alessandro Zucchetti che ancora una volta porgeva il suo elegante mestiere a una serata che ha raggiunto un profilo sofisticato e didascalico. L’evento, propiziato dalla amministrazione comunale e dalla Proloco era sostenuto da Gruppo Mericat, Gruppo Colabeton, fratelli Ferreti, tenuta Montenero, la Sintesi e Morbidini Trasporti.

L’avvocato Regnini da parte sua si è detto disposto ad ospitare la presentazione della ricerca di Giacchetti sull’ antico tempio appenninico in uno dei bellissimi saloni di palazzo Baglioni, una proposta che ci trova partecipi e solidali.

Stefano Ragni

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