Castiglione del Lago. Al festival di Marzia Zacchia le sorelle Gazzana, un duo da premio Nobel.
A palazzo della Corgna uno straordinario concerto cameristico

25 agosto 2026
Una serata dai contorni quasi fatali: come antiche sacerdotesse cretesi, nero vestite, chiome corvine, ieratiche nel loro incedere le sorelle Gazzana ispirano già a prima vista, un timore reverenziale. Chi le conosce da più di venti anni, quando Marzia Zacchia le aveva scoperte a Losanna, giovanissime studentesse dei corsi di musica da camera di Piero Farulli, sa che con loro si può dire che abbia avuto inizio il festival di musica da camera che la nobildonna offre alla cittadinanza e al pubblico dei turisti. La loro formazione internazionale, sorretta dai nomi di maestri formatori come Bruno Canino, Menhuin, Corrado Romano, Ruggiero Ricci arricchisce un blasone che vanta anche concerti personali per il re Carlo III d’ Inghilterra. La loro attività da allora, si è sviluppata in tutto il mondo, culminando con il concerto in Myanmar per il premio Nobel per la Pace, Aung San Sun Kyi. Averle quindi nel nostro piccolo borgo lacustre è stata una questione di amicizia personale con la marchesa Zacchia, la prima ad avere creduto fermamente in loro. Entrati in quella specie di forno che è diventato il teatrino di palazzo Ducale, non stupiva ieri sera che la sala fosse piena. Si trattava decisamente di una di quelle serate che mantiene saldamente ancorato ai suoi principi fondanti, il culto della musica da camera. Quella che si riproduce quando, dai tempi di Pericle, l’uomo occidentale stabilì che il senso della misura, l’equilibrio e l’armonia sarebbero stati i fondamenti del “sentire” la musica con le forze della mente e con le suggestioni della sensibilità. Si stabilì così il canone della “musica classica”: simmetria, conciliazione degli estremi. Il “buon senso” applicato al mondo dei suoni che, per sua natura, Nietzsche ce lo ricorda, potrebbe essere anche molto disordinato. E lo sanno bene le due sorelline Gazzana, Natascia e Raffaella, che sono anche laureate alla Sapienza di Roma per essere certe delle proprie convinzioni sul mondo dell’arte e sui suoi effetti. Di queste splendida geometria degli “affetti” di cui hanno goduto aristocrazia, alta finanza e borghesia agiata, forse è Mozart a rappresentare più di altri quel senso di “Paradiso perduto”, di cui, con le sue volute architettoniche rococò, stravaganti, zuccherose oggi la contemporaneità sta perdendo progressivamente il contatto. I teologi, come lo svizzero Karl Barth, sostengono che tra loro gli angeli del Paradiso cantino la musica di Mozart, ma oggi, nel mondo violento del rap e della techno, è difficile convincere qualcuno che della purezza della musica mozartiana ci sarebbe un disperato bisogno. Quindi, con la coerenza teoretica che sorregge ogni loro appuntamento con il pubblico, le sorelline hanno voluto aprire il concerto di ieri con una Sonata di Mozart, la K 301, in un sol maggiore terso e trasparente. Che il salisburghese immaginò nel 1778, nelle tappe del suo viaggio verso Parigi. In quel sostare a Manneim, capitale del sinfonismo dell’epoca, il giovane autore evidenzia il suo piacere di aver già superato il modello dei grandi maestri tedeschi e di aver già assunto le leggerezze proprio dello stile francese. Opera gioiosa e piacevole, capace di disporre il pubblico a condividere le promesse di felicità esternata e ad addentrarsi, subito dopo, nelle sottili alchimie della sonata Postuma di Ravel. Si tratta di una misteriosa pagina che il giovane musicista scrisse nel 1897 suonandolo con un compagno di studi, nientemeno che Enescu. L’apprendistato con Faurè vi distilla la sua eloquenza della reticenza, il modello di Chabrier l’ironia, Franck la tenerezza armonica. Non suona ancora come il Ravel della maturità, ma l’effusività è garantita da una trama strumentale molto complessa che le due Gazzana hanno saputo al meglio dipanare e rendere accessibile. Dopo un Beethoven, da apprendistato, le complesse e complicate Variazioni sul tema mozartiano di Figaro, il WO40, segno evidente di quanto il grande di Bonn avesse poco capito della leggerezza mozartiana, ecco il pezzo moderno con cui le brave ragazze caratterizzano ogni loro serata. E sono molti, da Silvestrov, già sentito qui a palazzo, a Diupstrom i musicisti che devono ringraziare le due artiste italiane delle loro attenzioni. Tonu, Korvits, estone, è l’autore di “Stalker suite” con cui le Gazzana hanno pagato il loro tributo alla contemporaneità. Musica atmosferica molto piacevole, con cui le sorelle hanno firmato una incisione discografica con la prestigiosa etichetta ECM. E siccome dopo tanta concentrazione un “olé” ci sta proprio bene, ecco una Danza spagnola di de Falla, autore compagno di strada di Picasso di cui non bisogna dimenticare la forte componente atmosferica, una Spagna pagana, percorsa da brividi, stregonerie e tetre fantasie goyesche. Al termine applausi a non finire ma, come due severe Coefore, le ragazze hanno concesso uno scarno bis e poi si sono sottratte ai tributi. Per noi, comunque, la soddisfazione di una serata dai contorni eccezionali.
Stefano Ragni
