Conferenza stampa della 59esima edizione del Festival delle Nazioni di Città di Castello a palazzo Donini, protagonista la Mitteleuropa.
Dal 27 agosto all’11 settembre nell’Alta Val del Tevere umbra e toscana, la musica dei paesi di lingua tedesca, da Bach a Weill

Perugia, 8 maggio 2026
Data migliore non poteva darsi di quella di ieri quando, in mattinata, Tommaso Bori e Sarah Bistocchi, nelle loro qualità di vicepresidente della Giunta Regionale e assessore alla cultura, e di presidente della Assemblea Legislativa dell’Umbria, hanno sottolineato l’importanza e l’opportunità di questa mattinata. Il primo portava all’incasso la approvazione di una legge regionale che in tre anni offrirà alla cultura ben trentuno milioni, una cifra mai vista per una voce di bilancio che fa dell’Umbria un luogo privilegiato dove poter investire anche nelle tante manifestazioni musicali che la caratterizzano. La seconda ha ricordato come fossimo alla vigilia di una data capitale per l’Europa, di cui oggi si celebra la festa: il 9 maggio è il giorno in cui fu enunciato il Piano Schuman, la dichiarazione con cui l’allora ministro per la cultura francese nel 1950 tenne un discorso che viene considerato il prodromo di quello che può considerarsi il primo enunciato su una unione economica e politica del vecchio continente. L’anno dopo Robert Schuman, Jean Monnet, Konrad Adenauer e Alcide de Gasperi firmarono il patto CECA, unione del carbone e dell’acciaio, primo patto consociativo di una federazione europea. Si realizzava il sogno di Immanuel Kant che, nel 1795 aveva formulato nel suo piccolo trattato “Per una pace perpetua” la profezia di una federazione di stati europei che non si facessero mai più guerra. Il festival delle Nazioni, ha concluso Sarah, è nato fortemente per un progetto di pace, perché è sbocciato nel 1968 sotto il segno di una concordia universale che allora sembrava dura a venire: dittature sudamericane, guerra in Vietnam, tutte le piazze d’Europa in subbuglio, studenti del mondo in rivoluzione. Nella piccola Città dell’Alto Tevere, una operosa, piccole Atene, si progettava la pace e questo sogno continua.
A ricordarcelo erano sul tavolo della conferenza stampa, oltre Bori e Sarah, gli altri ottimati che provvedono ai destini del Festival, la presidente Silvia Polidori, il direttore artistico Massimo Mercelli e l’assessore tifernate alla cultura Michela Botteghi, in rappresentanza del sindaco Secondi. Sono molte le belle notizie che venivano diffuse dai relatori. La presidente Polidori, leggiadra in un elegante rosa, ha confermato la territorialità di una serie di manifestazioni che coinvolgono i comuni umbri e toscani che si affacciano sulle sponde del “grande fiume” e che nella musica ritrovano le ragioni di un vivere comune. Le difficoltà inerenti la mancata possibilità di utilizzare il san Domenico consentiranno di riportare al suo giusto utilizzo il teatro degli Illuminati che fu innalzato per la prima volta nel 1666 e quindi da più di trecento anni allieta la vita dei tifernati. Una cifra considerevole con cui affrontare le sfide di una modernità che non impensieriscono una donna abituata alla dimensione della industria. E molto pertinente è il suo appello al coinvolgimento degli ordini professionali, in particolare a quello degli architetti e degli ingegneri, professionisti coinvolti tra i primi nella edificazione e nella curatele della delicatissima macchina teatrale. Ha preso poi la parola il direttore artistico Mercelli, una piacevole eredità dei corsi di musica da camera del prof. Angelini, un flautista che ha fatto una straordinaria carriera anche nel mondo internazionale della comunicazione. E Mercelli indica innanzi tutto uno dei presenti, il vicepresidente della Associazione Europea dei festivals, ricordando come si debba a Francesco Perrotta se il minacciato taglio dei finanziamenti del 30 per cento annunciato dal Ministro Giuli sia stato ridimensionato a dimensioni più ragionevoli. “Togliere un terzo dei finanziamenti in corso d’opera vuol dire strozzare qualunque manifestazione”, commenta Mercelli. Che poi comincia a snocciolare la lista degli appuntamenti si aprono nel nome di Bach e Beethoven col pianoforte di Ramin Bahrami e avranno per tema un percorso tra le corti europee dell’Europa dei Lumi, da Berlino, a Vienna, Salisburgo Praga, Budapest. Scorrono, nell’elenco di Mercelli i più bei nomi di quello che Baricco, in un suo recente e geniale libro ha definito l’epoca e i luoghi in cui è nato il concetto di “musica classica”, come ancor oggi ne godiamo. Ma non è solo il passato, di Sans-Souci, luogo di incontro di re Federico di Prussia con Bach padre, ma anche il castello di Esterhaza dove Haydn produceva ogni settimana la musica per i suoi principi. Ci saranno il trio di Salisburgo che riprodurrà una versione attuale delle variazioni Goldberg di Bach, e si ascolterà il grande pianista non-vedente Tamas Erdi in un concerto agli Illuminati che sarà filmato dalla televisione ungherese. L’ensamble “Suono giallo”, musicisti tifernati impegnati nella musica dei nostri giorni, in quattro serata porterà molta produzione in prima esecuzione: tra queste proposte una commissione del festival a Giovanni Falascone, autore di un “Omaggio a Nuvolo” e brani di Perazzani e Provenzano. La figura di Gabrio Venanazio Nocchi, figura indimenticabile di politico e intellettuale che al festival credette fin dalla sua prima edizione, sarà oggetto di una serata di “Suono giallo” che si terrà il 30 agosto nel chiostro dei Domenicani. Ma forse a questo personaggio che, per la sua statura politica rappresenta tutta una fetta di storia delle Nazioni, e che cadde letteralmente “sul campo” per una congiura di ingratitudine, si sarebbe dovuto dedicare tutta la edizione di una manifestazione che, grazie a lui ha superato anche momenti che ne mettevano in discussione la stessa esistenza. Verso le serate di fine agosto un bel momento di riflessione storica con il Quintetto dei Wiener in un programma con la musica “degenerata” di Korgold e Weill, gli ebrei costretti alla emigrazione dalla barbarie nazista. E anche questo è attualità.
Dopo la accurata enunciazione dei concerti di Mercelli, la parola è passata all’assessore Bori che, oltre le confortanti notizie della approvazione della legge che porta il suo nome, aggiunge la sua constatazione di come il festival delle Nazioni rappresenti perfettamente la sua personale visione politica: promuovere il territorio non solo come luogo di bellezza straordinaria, ma anche spazio vivo di produzione culturale e identitaria, capace di fare rete e di aprirsi una vera dimensione internazionale. Chiese, musei e monumenti nelle parole di Michela Botteghi: dal Rinascimento di Raffaello a Burri, un plesso di straordinaria ricchezza che fa del comune tifernate un vero scrigno di cose preziose.
Di quanto ha detto la presidente Bistocchi abbiamo condiviso ogni parola. Per chi ha seguito le Nazioni fin dalle prime manifestazione il ricordo di una definizione che calzava perfettamente alle serate del Festival. Che allora erano tutte gratuite e venivano seguite, in assoluto silenzio, anche da coppie con bambini sul passeggino. Lo definimmo “Il Festival del Buon Governo” perché offriva il volto di una speranza, quello della concordia. Perché non sa dà pace senza la musica. In questa convinzione siamo cresciuti anche con le serate delle Nazioni e vorremmo sdebitarci di questo grande dono che ci è stato offerto. Un discepolo di Kant, Herder, definì l’Europa delle nazioni “un coro di voci” e legò indissolubilmente la dimensione musicale a quello che di lì a poco Beethoven realizzerà con il suo “Inno alla gioia”: milioni di uomini, ma oggi siano miliardi, che cantano insieme la loro fraternità uniti sotto lo sguardo di un unico Padre celeste. Un sogno bellissimo che abbiamo condiviso ieri mattina con Sarah, Silvia, Michela, Bori e Mercelli: a loro chiediamo di poter continuare a “sognare”
Stefano Ragni
