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Cori a palazzo Gallenga e in Cattedrale per AGiMus e “Musica dal mondo”.

Perugia, 15 maggio 2026

Ieri sera la preghiera ambrosiana del “Consors paterni luminis” si è librata con tutta la sua solenne intensità sotto le volte della basilica metropolita davanti a un pubblico ricco e generoso di applausi. La dolcissima musica del giovane Gabriel Faurè, il “Cantique de Jean Racine” riceveva un particolare accento di veridicità grazie alle voci del Coro di Meudon, una cospicua formazione espressione di una piccola città dell’Ile de France che si esibisce abitualmente in luoghi della cultura parigina come la Salle Gaveau e la chiesa de La Madeleine. Ospitare questa formazione francese è stata una iniziativa del festival “Musica dal mondo” promosso da ventisette anni dall’AGiMus di Salvatore Silivestro. Ieri sera, secondo una formula ormai consolidata, il complesso ospite era contrappuntato da un gruppo locale, in questo caso la corale “Fra Giovanni di Pian di carpine” di Magione. Per un appuntamento che voleva intensificare al massimo il bisogno di pace che in questo momento sollecita la mente di noi tutti, il saluto augurale del vicario monsignor Simone Sorbaioli e la presenza dell’assessore Fabrizio Croce, era la tangibile testimonianza della attenzione con cui l’ambiente ecclesiastico e la comunità civile accolgono gli appuntamenti di un cartellone che negli anni ha riversato in città centinaia di giovani di tutto il mondo. La comunità di Capitini non si sottrae al suo impegno con la storia e offre le sue strutture per incontri musicali che assumono sempre un piccolo, importante significato ecumenico. Anche in questo caso le particolari scelte musicali sembravano voler sottolineare il particolare ”tempo dell’attesa” che tutti stiamo vivendo, col fiato sospeso di fronte a eventi capaci di devastare le nostre vite e le nostre menti.  Cadeva così come un gradevole distillato balsamico la fase iniziale del concerto, quando il direttore Sergio Briziarelli, col suo gesto elegante e comunicativo, ha sollecitato i suoi cantori in un Trittico Mariano che comprendeva inni e antifone di Bartolucci, Busto e la “Alma Redemptoris Mater” di Palestrina. I cantori parigini, in nero, con una elegante sciarpa rossa fiammante al collo sono subentrati occupando tutto lo spazio dell’altare maggiore. Il direttore Adam Vidovic ha dato l’attacco per una pagina storica per la vocalità francese, la “Messa solennelle” op. 16 che Louis Vierne, nel 1901, dedicò al suo maestro Widor. La pagina, essenzialmente liturgica, è asciutta ed essenziale, ma nel suo “Benededictus” raccoglie un picciolo gioiello di mutazioni armoniche degne della miglior scuola. Poi, come di trazione i due cori si sono uniti e Briziarelli ha diretto un mottetto di Mendelssohn e Vidovic il toccante “Catique” di Fauré. Festeggiamenti molto cordiali per i direttori e per l’organista Francesco Cucurnia.

Con questo concerto Briziarelli raddoppiava il successo che aveva colto pochi pomeriggi prima nell’aula magna di palazzo Gallenga nel corso del tradizionale concerto con cui AGiMus sottolinea il suo consolidato rapporto con l’Università per Stranieri.  Sotto la dizione di “Gaudeamus igitur” il prorettore Francesco Asdrubali ha potuto introdurre un programma che aveva come protagonisti i cori degli istituti superiori della città. La rassegna, giunta alla sua terza edizione, presentava i ragazzi del classico-musicale Mariotti, dello scientifico Galilei, dell’Alessi e del Giordano Bruno, coi rispettivi maestri, Carmen Cicconofri, Federico Pedini, Alessandro Zucchetti e il citato Briziarelli. Faceva gli onori di casa Alberto Bustos col suo “Voci dal mondo”. Particolarmente significativa la presenza in sala dei dirigenti scolastici: Francesca Gobbi, Stefania Moretti, Silvio Improta e Anna Bigozzi. Tanta bella musica, aperta con l’Inno di Mameli suonato al pianoforte da Fabio Afrune e articolata in una congerie di proposte, dal madrigalismo rinascimentale al pop. Finale a cori riuniti con lo splendido inno della fraternità europea, il “Gaudeamus igitur”, canto della goliardia internazionale che si riconosce nello studio e nel sapere. Anche questo un modo di testimoniare vicinanza con la vita e la cultura. Vedere tanta bella gioventù affollare l’aula magna è uno degli spettacoli più belli che l’AGiMus, con il suo afflato di universalità, riesce a realizzare nel segno di una continua apertura al mondo.

Stefano Ragni

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