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Foligno. La Gioventù Musicale apre al san Domenico col fascino del flamenco.

Danza e pianoforte per una memorabile notte andalusa

Foligno 7 ottobre 2026

Difficile immaginare una apertura di stagione più fascinosa e ammaliante: sul palco del san Domenico, accanto al Fazioli, solo una danzatrice dal corpo flessuoso, uno scialle che sembra una immensa ala che voglia avvolgerti e trascinarti in un mondo di sensazioni e di immagini. Probabilmente per i molti ragazzi che affollavano la platea dell’auditorium si è trattato di uno spettacolo illuminante e indimenticabile. Il presidente della Gioventù, Giuseppe Pelli richiamando per la mattinata di apertura della trentaduesima stagione i due artisti spagnoli che già un paio di anni fa avevamo molto apprezzato, ha giocato la carta sicura di una forma visiva della musica: il volteggiare di una danzatrice al suono di una delle forma musicali della civiltà europea, il flamenco. Dal 2010 la danza di Andalusia Murcia ed Estremadura è patrimonio immateriale dell’umanità, secondo le decisioni dell’Unesco: canto, ballo, chitarra, nacchere e battere di piedi e di mani, queste le semplicissime componenti di qualcosa che, ogni volta che si crea, sembra un autentico rito. “Non semplice ballo, afferma il maestro Pelli nella allocuzione iniziale, ma un modo di vivere, una forma di pensiero, una vera filosofia”.

Gli ha fatto eco dal pianoforte, Josè Manuel Cuenca, l’artefice sonoro della mattinata. Pianista e clarinettista cordobano, il professor Cuenca è un profondo studioso e divulgatore del flamenco e con i suoi spettacoli ha conseguito successi in mezzo mondo. Il suo ruolo alla tastiera del Fazioli è stato semplicemente travolgente per la incisività dei ritmi e per la innervatura dei fraseggi, sostenendo in maniera   molto efficace la ballerina Rosa Gonzales, ventitre anni di evoluzioni, un corpo perfetto inarcato per testimoniare il dolore, l’orgoglio e la passione di questa ancestrale forma di danza. Ha cambiato tre volte il vestito, bianco, rosso e blu, e ha danzato con energia travolgente: quado le sue scarpe battevano il legno del palcoscenico potevi sentire l’antico spirito del “duende” la forza malvagia che può nascondersi nelle case e turbarti col fragore delle sue catene. Perché c’molto di magico in questo flamenco, parola che deriva dal termine ”contadino”, il diseredato senza nome che fatica, soffre, e sogna. Dalla antica civiltà che si amalgamò in questo triangolo di penisole iberica, ebrei, arabi, cristiani, si sprigiona ancora un messaggio di dolore, di passione, di resistenza alle forze del male. Nel battere dei tacchi, conturbante e coinvolgente, c’è l’orgoglio di chi   accetta la lotta per la vita e manifesta la sua capacità di arginare la condanna del destino. Rabbia, sensualità, magia nelle movenze di rosa Gonzales che trafiggeva coi suoi occhi il pubblico: perché anche lo sguardo è coinvolto in questo mostrare anche le dita delle mani che si compongono in misteriose e minacciose combinazioni. Certo si rivolgeva a ragazzi ancora innocenti; me sembrava volesse trasmettere quel che li aspetta: la lotta per la vita. Magnifica questa giovanissima andalusa di Jaen, perfetta interprete della sensazione di cosa sia “”el amor brujo”, l’amore stregone, la forza che ti trascina nel vortice inebriante. Una lezione senza confronti per i molti ragazzi presenti, esponenti del Liceo artistico Marconi, Piermarini, Gentile, santa Caterina Foligno 1. Hanno goduto di un piccolo spaccato di una lunga storia che ancora si sviluppa nei nostri giorni, non come momento del passato ma come viva presenza di una realtà che si manifesta ancora tra noi.

Stefano Ragni

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