L’oro degli Etruschi a Bettona, il “Vento d’oro dell’Umbria” a Deruta.
Arte e cultura con Valerio Bazzoffia e Michele Toniaccini, sindaci di eccellenza.

Bettona e Deruta, 11 aprile 2026
Un pomeriggio e una serata nella media valle del Tevere, in due comuni che si stanno distinguendo per una forte presenza di amministratori legati alla cultura e, in particolare, anche alla musica. Cominciano dalla conferenza che si è tenuta a metà pomeriggio nel Cenacolo di san Crispolto: si è parlato degli ori degli etruschi conservati all’ Archeologico di Perugia, manufatti di una preziosità tale da rendere necessaria una mostra temporanea al piccolo Museo di Bettona. Li si poteva ammirare poco prima dell’inizio dell’incontro e l’impatto, nel funzionale spazio curato con una competenza assoluta da Francesco Federico Mancini era talmente avvincente da desiderare solo di saperne di più. Ce ne ha reso edotti il sindaco Valerio Bazzoffia che ha ricordato come i gioielli provengano dalla tomba del Colle, una emergenza architettonica riemersa nel 1913 in un terreno a mezza costa appartenente a Giuseppe Mari. I raffinati elaborati aurei dell’ipogeo bettonese finirono a Villa Giulia a Roma e solo in seguito furono ceduti al Museo perugino di san Domenico. Ora sono temporaneamente ospitati nella città che li ha custoditi per secoli e presto, conclude Bazzoffia, uscirà un catalogo che li collocherà nel giusto contesto storico. Per ore nel parla diffusamente la direttrice dell’Archeologico perugino, Tiziana Caponi, che illustra con la sua competenza di studiosa la civiltà ambientale e artistica che li ha espressi. A seguire Ulderico Giuseppe Pettorossi, orafo ed esperto di preziosità, scende nei particolari di filigrane e fusioni, ed è un piacere ascoltarlo e guardare le sue foto. Tutto il processo è stato propiziato dall’intervento economico di Fondazione Perugia che dimostra ancora una volta di spendere bene le sue ricchezze.
Mentre il solo tramonta va dietro le colline, con un rapido spostamento abbiamo raggiunto Deruta. Qui, in piazza il gigantesco uovo in ceramica, un “unicum”, come anticipazione di cosa, mercoledì, accadrà in questo luogo: il sindaco Toniaccini, “Pontifex maximus” della ceramica europea, accoglierà in piazza dei Consoli il meglio di quanto proviene dalle città europee che hanno scelto Deruta come centro di convergenza di un’arte antica che, al momento qui è rappresentata a livelli massimi. Saranno cinque giorni raccolti sotto la dizione “magia di un’arte”: convegni, laboratori, conferenze, dibattiti e riflessioni per esaltare il ruolo internazionale che questa amministrazione è riuscita a riconquistare dopo decenni di crisi economica. Per sottolineare inoltre il ruolo che Deruta si è conquistata anche nel mondo della musica, per essere il luogo di residenza della Orchestra Giovanile Regionale, di cui Toniaccini è presidente onorario, ecco in serata, in san Francesco, il concerto inaugurale affidato al coro de I Cantori di Assisi. Si trattava di un evento affidato a una formazione corale storica che ha rappresentato, per decenni, il meglio della polifonia umbra. Sotto il magistero del suo fondatore, padre Evangelista Nicolini, frate dell’obbedienza francescana, i Cantori portarono il nome della città Serafica nel mondo intero, dagli Stati Uniti all’Australia. In Giappone li definirono “Il vento d’oro dell’Umbria” e mai metafora fu più efficace. Sotto il gesto benedicente di padre Evangelista, dalle scarne mani che uscivano dal saio come rami di olivo, sgorgava una musica che era veramente una lode al creato e alla vita. Quando presenta al pubblico i Cantori l’assessore Piero Montagnoli non può mancare di ricordare che sua moglie è un nipote del frate e che, tra il pubblico, sono presenti tutti i discendenti di una famiglia derutese che era composta, all’epoca, di nove fratelli. Una di queste Novella, la superstite, si prende gli applausi del pubblico che avverte la commozione di una serata che commemora qualcosa che, per la inevitabile trasformazione dei tempi, non si ripeterà più: far scaturire dalle voci dei Cantori una musica che è atto di Lode e proclamazione di fede. Ne sono portatori, ancora, alcuni dei cantori della prima formazione, Lidia, Francesco, Silvana. Gli altri, sono appena più “giovani”, ma dalla loro formazione esce una vocalità che porta impressa ancora la morbida duttilità che le aveva creato intorno il Frate. Anche perché a guidarli è una esperta maestra che è la diretta emanazione del magistero di Evangelista: Gabriella Rossi quando cominciò a cantare era una bambina e la sua timbrica offrì e subito al coro quella nitidezza e quella lucentezza che rendeva limpido e trasparente ogni brano interpretato. Dalle Laudi cortonesi, al barocco romano, ai moderni di cui Evangelista era attento conoscitore, ai negro-spirituals, intuizione geniale con cui si chiudeva nell’entusiasmo generale, ogni esibizione. Allora c’erano anche timbri di altri giovani, Gloria Banditelli, destinata a una straordinaria carriera lirica, Giuseppe Morino emerso al concorso del Lirico Sperimentale, e Umberto Rinaldi, Cantore nella Cappella Sistina. La vita ha travolto un po’ tutti e Gabriella è l’unica a testimoniare la grandezza di un messaggio musicale che era una innodia al creato. Dirige bene Gabriella, ha l’entusiasmo di un messaggio da trasmettere e sa di essere in possesso di una eredità da conservare: i Cantori la seguono con entusiasmo, anche quelli che hanno superato gli “ottanta” e riescono a stare in piedi più di un’ora a cantare le laudi francescane, i brani di Animuccia e Hassler, il “Sicut cervus” di Palestrina, il mottetto in cui la formazione riesce e rievocare quella polposità vocale che Nicolini sapeva portare in evidenza traendola dalle stesse parole del Salmo, un sospiro, l’anelito di abbeverarsi alla fonte divina come sorgente di beatitudine. Ancora, come nella tradizione, gli autori moderni, Naujalis, Teverner, Halmos, con trame vocali sempre corpose e, infine, attesissimo, il negro-spiritual “Jericho”, la Città delle Palma conquistata da Giosuè per il popolo di Israele. E quanto questa realtà sia attuale è sotto gli occhi di tutti. La voce solista è di Miriam Trevisan, mentre, in apertura di serata, Angiolo Silvio Rosati aveva accompagnato il coro nel “Cantico delle creature” di p. Domenico Stella. È un pezzo terribilmente datato, ha magniloquenza dannunziana, ma è ancora di una fantastica efficacia. C’ spazio per un bis, ma poi si chiede che tutto il clan Nicolini si esponga agli applausi. E l’assessore Montagnoli ricorda, in conclusione, una serata di 23 anni fa, quando consegnò, qui a san Francesco, il riconoscimento che l’allora presidente della Repubblica Ciampi gli attribuì per i suoi meriti artistici. E Lidia, dal microfono, si congeda dal pubblico con la frase consuete con cui Evangelista chiudeva i suoi concerti” Pace e bene”.
Stefano Ragni
