“Musica per crescere” e Family Concert. Due formule della Fondazione Perugia Musica Classica e dell’Orchestra da camera di Perugia: un fronte compatto di formazione e maturazione

Perugia. 27 marzo 2026
Quindici giorni fa eravamo seduti in una brulicante Sala dei Notari: duecentocinquanta tra infanti in età di pannolino, aitanti genitori e deliziose mammine. Era il pubblico di un Family Concert che rievocava la figura di Pinocchio rivisitata attraverso una musica disegnata in presa diretta. La voce narrante, che poi era quella molto polposa d Debora Contini, raccontava le evoluzioni del pezzo di legno che si fa uomo, mentre un illustratore, Marco Leombruni impazzava sullo schermo del computer proiettando disegni e cancellandoli senza posa, dando vita a immagini in continua evoluzione. Nel contempo le quattro ance dell’Orchestra da camera di Perugia, gli oboisti Matilde Siculi e Simone Frondini, il fagotto di Luca Franceschelli e il clarinetto di Debora suonavano le deliziose musiche che Fiorenzo Carpi scrisse nel 1972 per raccontare coi suoni la più esemplare fiaba italiana. Le ha adattate per questa formazione lo stesso Franceschelli, insieme ad altri inserti di Paul J.Smith e Leigh Harline, e c’è da dire che ha lavorato benissimo.
L’operazione è riuscita in pieno: gli spettatori, bimbi nella fascia dai 3 ai cinque anni, erano letteralmente rapiti da suoni e immagini e nei cinquanta minuti di spettacolo, non hanno fiatato. Non siamo nuovi a realizzazione del genere, come ad esempio la recente serata al teatro del Pavone con la Young da camera perugina, docenti e ragazzi insieme, direttore Stefano Ferrario e voce narrante di Debora. Anche qui una fascia di adolescenti per una informazione musicale più complessa, ma opportunamente mirata a raccogliere consensi. Si tratta di una autentica onda d’urto creata dalla Fondazione Perugia Musica Classica che opera con la Fondazione Perugia e con l’Orchestra da camera perugina nel complesso progetto di avvicinare la platea dei giovani al difficile mondo della musica classica. Un universo di suoni e di idee che “fa crescere”, ma che va coltivato e incrementato se vogliamo che la musica di tradizione colta possa avere un suo “domani”. Questo è il teorema della presidente della Fondazione Anna Calabro, medico umanista, pediatra ospedaliera con la vocazione dell’arte, e, soprattutto, donna dal carattere incisivo e dalla operatività molto efficace. Consultando il materiale messo a disposizione da Stefano Olevano, il cornista che si fa carico della archiviazione dei dati, si possono leggere cifre che fanno solo piacere: il progetto “Musica per crescere”, dal 2003 al nostro ’26, ha tenuto oltre 600 concerti, realizzando centocinquantatremila presenze. E non si tratta di spettacoli gratuiti perché i genitori si fanno carico di un biglietto di ingresso che assicura la serietà della partecipazione. Il progetto, indirizzato alle diverse fasce di età dei ragazzi, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado, ha raggiunto le quarantacinque produzioni originali, coinvolgendo la operatività di settanta musicisti professionali e arruolando nella “Compagnia di teatro musicale” una ventina di ragazzi “under 25”.
Solo nell’attuale biennio le presenze sono state oltre cinquemila e si parla di quindi Istituti Comprensivi del centro storico, ma anche di Castel del Piano, Mugnano, Colle Umberto, Pontevalleceppi, Pianello, Ripa, Solfagnano-Parlesca, solo per citare a campione il lungo elenco. Se poi si vuol pescare nelle scuole fuori, comunque coinvolte negli anni si parla di Foligno, Spoleto, Città della Pieve, Norcia, Assisi, Passignano e Magione. Con una sporadica, ma significativa indicazione di un I.C. di Miano, il “De Andreis”.
Negi intenti della cabina di regia del Progetto, Olevano, Frondini e Leonardo Ramadori, i ventiquattro anni passati a raccontare la musica ai giovanissimi ha voluto dire supplire ad visto vuoto che la scuola dell’obbligo mostra nei confronti della musica definita come “classica”. Che poi è un concetto nato nella Europa Illuministica di fine Settecento, propiziata dai filosofi dell’estetica e affermata dalla polluzione di produzioni come quella di Mozart e Beethoven che hanno stabilità l’autentico canone della bellezza della musica. Sarà una eredità del passato, ma intanto l’abbiamo insegnata al mondo intero e poi, ancora oggi, ci torniamo sopra a parlarne, come potrebbe ben esemplificare un libro recentemente scritto da un nonagenario illustre. Un intellettuale come Corrado Augius che in un bel volume Einaudi ha voluto raccontarci la ”sua” musica classica. Non certe “per crescere”, ma per ricordare, alle soglie di un commiato, come la musica sia una delle poche cose per cui “vale la pena vivere”. Parasafrava Nietzsche, ma condividiamo.
Ecco, quindi, che i nostri perugini dichiarano il loro intento: raccontare a un pubblico di giovani e giovanissimi” che cosa sia la musica classica, quanto sia belle e quanto aiuti a migliorare il proprio progetto di vita. Ma per amare bisogna conoscere: se ascolti sai se potrà piacerti e se sarai attratto dal vortice del suo fascino. E non è solo questione di andare ai concerti. Si tratta di una via per raccontare la bellezza dei suoni come paradigma del vivere sociale: la musica è una bella metafora della società, e se ognuno fa bene la sua parte, ascolta gli altri e si pone in armonia con loro, fa un bel passo in avanti per migliorare l condizioni della sua vita. Viviamo in una città che vanta due istituzioni come gli Amici della Musica e la Sagra Musicale Umbra che sono il portato dall’ingresso della città nella democrazia all’indomani della Liberazione. Così la vollero i padri “costituenti” Aldo Capitini e il suo discepolo Francesco Siciliani. La presidente della Regione, all’indomani del suo insediamento, ricordò come l’Umbria sia la prima in Italia per rapporto tra popolazione e festival esistenti. Il neoassessore regionale alla cultura ha varato in questi giorni una legge che dovrebbe incrementare le risorse da assegnare anche alle attività musicali. “Musica per crescere” si posiziona, con i suoi risultati in una classifica ”alta” di valori e dei riconoscimenti. Un motivo in più per continuare a seguire con interesse le sue proposte e i suoi progetti.
Stefano Ragni
