Spoleto. A palazzo Collicola il Lirico Sperimentale con i suoi manifesti di autore. Una mostra curata da Raffaella Clerici e Saverio Verini.

Spoleto 4 marzo 2026
Il Lirico Sperimentale ha alzato il gran pavese delle immagini di cui ha tappezzato Spoleto negli anni della sua attività. Che ormai sono ottanta edizioni di una presenza costante alla vita culturale e sociale di una città che, con l’avvento del successivo festival dei Due Mondi vanta un primato invidiabile di un profilo di eccellenza quasi sproporzionato alle dimensioni della popolazione. Mentre la giuria del concorso ha già nominato i vincitori che seguiranno, nei prossimi mesi, la prevista formazione accademica in vista del debutto di settembre, è in corso di svolgimento una interessante mostra inaugurata il 21 febbraio scorso al primo piano di palazzo Collicola. Nella sontuosa dimora edificata agli inizi del Settecento del cardinale Francesco Collicola sono tuttora in corso di svolgimento quattro allestimenti: una retrospettiva di Barry Flangan, la “Agraria” di Franco Troiani, e la “Vita minore: san Francesco e la santità dell’arte contemporanea”. Nell’ampio salone in cui sono in evidenza, ben catalogati, i tanti volumi della biblioteca di Giovanni Carandente, uno dei lasciti più significativi agli studiosi che visitano la città del ponte, Saverio Verini e la responsabile del Centro Studi Belli-Argiris, Raffaella Clerici hanno pescato negli inesauribili fondi bibliografici di palazzo Mansueti, per trarne una ventina di testimonianze delle “grida” con cui il Lirico Sperimentale invitava alla sue rappresentazioni. Ovviamente il materiale era cospicuo, e la scelta è stata quella di offrire una selezione di manifesti di cui si potesse esporre anche il bozzetto o l’opera originale. È così che potevamo vedere in sequenza le realizzazioni di Emanuele Luzzati, Arnaldo Pomodoro, Toti Scialoja, Pietro Consagra, Ester Grossi e Gilberto Cappelli. Tutte presenza che hanno contribuito a definire l’identità visiva di una istituzione che sa tuttora legare musica e teatro, sottolineando un legame col ruolo propulsivo di una istituzione che si vale di una fitta rete di collaboratori. La presentava con un certo compiacimento il presidente Roberto Calai che elencava i soggetti della sua squadra: Raffaella Clerici, all’archivio e promozione, Alessandra Bussoletti, Lucia Andreini, Gloria Bagatti, Patrizia Tomassini e Chiara di Vito, tutte distribuite nei loro incarichi che vanno dalla amministrazione alla gestione studenti, alla logistica, alla comunicazione. Energie positive che, come conclude il presidente Calai, contribuiscono a tenere alto un clima di concordia e di efficienza. Tutte presenti, le ragazze, nella mattinata inaugurale, mescolate tra un pubblico che col naso all’insù, studiava i manifesti esposti. Un bellissimo sole di inverno mite consentiva la perfetta visione delle opere esposte. C’era un percorso consigliato che partiva dal bozzetto di Pietro Consagra per la stagione 1996, seguito dal cavaliere di Emanuele Luzzati disegnato per il “Bastiano e Bastiana” di Mozart del 1975. Le fattezze erano quella di uno dei tre re per la animazione del cartone della ouverture de “La gazza ladra” rossiniana, insuperabile animazione di ritmo, immagine e suono. Dopo il bozzetto e il manifesto di Pomodoro, ecco il recente “Anita Garibaldi” di Gilberto Cappelli, opera risorgimentale pienamente goduta nella stagione del ’24. Il bozzetto di Toti Scaloja commentava il concorso del Lirico Sperimentale per una nuova opera lirica, l’Orpheus del 1993. Quattro le produzioni della giovane Ester Grossi, l’unica artista presente alla inaugurazione. Fortissima la sua impronta alle stagioni del 2012 e del ’14, con una immagine che è diventata iconica: una Carmen “in sofferenza” con una goccia di sangue e un volto di donna che ti guarda con un occhio solo. Inquietante nella sua efficacia, perché non capisci se non ti vuole vedere o se non vuole esser vista. In una sola sala non si poteva fare di più e meglio. La mostra resterà aperta fino al 2 giugno.
Stefano Ragni
