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Spoleto. Al Circolo Clitunno

“Le donne all’opera” col Lirico Sperimentale e AMMI.

Spoleto, 29 aprile 2026

“Enea era un mediocre, quando Didone, esule regina se ne accorse, preferì suicidarsi”. Un giudizio lapidario  come solo una donna potrebbe. E visto che si tratta   di Rita Grifoni, medico di vaglia, attivista fortemente impegnata nel sociale, presidente della sezione spoletina di AMMI, Associazione Mogli Medici , il concetto merita di essere approfondito. “Enea era succube di sua madre, la dea Venere. Faceva tutto quello che il destino gli indicava, non aveva una sua personalità. Quando la regna Didone, fondatrice di Cartagine, donna che con un pugno di seguaci era approdata sulle coste africane dopo aver lasciato la nativa Fenicia, si accorse di essersi giocata la reputazione per aver amato un uomo che non era alla sua altezza, decise che non poteva sopravvivere all’onta dell’abbandono. Oltre tutto perpetrato furtivamente, nel cuore della notte,  smacco che si assommava ad offesa”.

Grazie alle parole di questa signora affascinante, vera “femme savante” in possesso  di smagliante intelligenza, parlare dei temi della prossima edizione del Lirico Sperimentale è diventato un gioco scoppiettante di giudizi trancianti, di malizie intellettuali e, al tempo stesso   di un serrato dibattito di cosa debba intendersi per medicina “ di genere”. Visto che di questo si è fatta carico nella sua quotidianità clinica  la dottoressa Grifoni. Ma di quanto ci aspettava  ci aveva edotto già il presidente del Lirico Sperimentale, Roberto Calai  quando  aveva ricordato che, nell’esercizio della sua carica, vive letteralmente circondato di donne: e tiene ancora una volta a precisare  le componenti della sua preziosissima squadra e  di  indicarle, a cominciare da Raffaella Clerici, responsabile dell’Archivio Belli-Argiris, impegnata  in prima persona nel corso della serata, unitamente a Lucia Andreini, a cui saranno affidate e letture. E poi, Gloria Bagatti, Alessandra Bussoletti e Patrizia Tomassini, con la responsabile dell’ufficio stampa, Chiara di Vito.  Donno anche le artiste del Lirico Sperimentale impegnate  nella serata che si svolgeva, nel pomeriggio di giovedì, nei severi locali del Circolo Clitunno: i soprani Benedetta Grasso e Gaia Cardinale e la pianista Alessandra Valletta. E sostenere le sempre più esili ragioni dei quello che una volta si definiva “sesso forte”, era il presidente del Circolo, dottore Bececco che, ad inizio di serata, riceveva dal presidente Calai l’omaggio di una foto che ricorda come Beniamino Gigli, nel 1932, fosse ospite della veneranda istituzione. L’ha pescata dagli archivi Raffaella Clerici, che ricordava i motivi della convocazione: una annuale collaborazione con la AMMI e una riflessione su quelli che saranno i temi della imminente edizione del Lirico. Perché il palcoscenico spoletino sarà ancora una volta teatro di forze femminili telluriche, come questa regina Didone che Purcell scrisse nel 1689 per le nozze di Guglielo II di Orange con Maria Stuart. L’allestimento, pensato per un collegio femminile di Chelsea, fu cantato allora da sole donne e di creature del “gentil sesso” era formata l’orchestra. Caratteristica di questa edizione dell’80esimo del Lirico Sperimentale sarà il cast dei personaggi tutti al femminile.  Anche se, per forza di cose, l’orchestra sarà pedestremente, mista. Fare riferimento all’antipatico “Pio” Enea, così come ce lo ha raccontato Virgilio, non fa altro che aggiungere nitore alla fisionomia di una donna che decise di sopprimersi non perché sopraffatta dal dolore, ma soprattutto perché incapace di sopportare l’onta di un disinganno. E la dottoressa Clerici coinvolge nello strazio dell’abbandono altre eroine del melodramma, come Medea e Arianna, convocando alle letture di Metastasio e di Euripide la appassionata citata Lucia. Poi la voce passa alle cantanti dello Sperimentale ed è la volta del delicatissimo idillio del “Lamento della ninfa” un madrigale di Monteverdi, del pianto di Cleopatra dal “Giulio Cesare” di Haendel e dallo strazio di Almirena, prigioniera di Armida nel giardino incantato. Era il celebratissimo “Lascia ch’io pianga” rifacimento del napoletano ”Lascia la spina, cogli la rosa” del “Trionfo del tempo e del disinganno” che Haendel volle tesaurizzare nel suo esordio londinese col “Rinaldo”.

Ma non è questione di sola musica: la scienza incalza. Perché la dottoressa Grifoni, quando riprende il microfono enuncia il suo  tema di “genere”: infatti, sottolinea come la  “La rabbia di Didone è il dover ammettere a se stessa di aver amato un uomo che non è coinvolto nel suo stesso sentimento. Lei col suo aprirsi nuovamente all’amore ha perso la sua forza di leader politico e questo è un aspetto molto moderno della storia. Anche se poi, sappiamo benissimo che Didone ed   Enea non si sono mai incontrati, eppure è qualcosa che per noi è vero per sempre.  Gioia, dolore, vita e morte sono gangli vitali dell’umanità di cui tutti siamo partecipi: il lutto, l’abbandono, la separazione sono nodi essenziali del nostro vivere e lì il tempo si raccorcia. Duemila anni dopo questa storia fantastica noi ce la sentiamo ancora così vicina. Quando due persone si separano non è solo la paura di rimanere soli, ma è qualcosa di più grande per noi donne: il dover rifare i conti con noi stesse.  Al femminile si tende a pensare che la colpa possa essere propria, perché il contesto sociale pesa: un portato educativo che nonostante il tempo che passa,   vuole che la donna sia sempre tenuta a tenere insieme una famiglia a occuparsi dell’altro, a  evitare conflitti. Nelle mie esperienze professionali – continua la dottoressa Grifoni -mi sono sentita dire spesso da donna tradite di non esser più capaci di riconoscersi in se stesse. Ricostruirsi e  reidentificarsi non dovrebbe essere solo un processo negativo, perché come Arianna si potrebbe trovare il dio di turno che ti accoglie, come Dioniso. Ma si dovrebbe finalmente pensare le storie del melodramma, da Didone e Butterfly, alla luce dei nuovi concetti di medicina di genere. La medicina di genere è sempre esistita, e io parlo volutamente di maschi e femmine.  Dal 1990 la concezione è stata ufficializzata: mette insieme il sesso con il genere, ovvero il ruolo che il sistema culturale prevede sia per la donna che per l’uomo. Genere è pertanto un ruolo sociale e identità di genere è riconoscersi o meno nel ruolo che il sistema sociale ti assegna. Biologico, sociale e personale, sono le tre tappe del riconoscimento del proprio ruolo. Didone, per tornare a noi, sceglie la sua tragica soluzione perché non può accettare  ciò  che gli eventi le parano davanti: è partita da un personale concetto di nobiltà e di autostima, ma è delusa e tradita,  ha fallito nel genere e pertanto si mette fuori gioco”.

Argomentazioni fortissime che si vorrebbe ter presenti quando, in agosto ascolteremo al Caio Melisso il capolavoro di Purcell.  Molto grati alla dottoressa Grifoni per aver collocato la vicenda della regina cartaginese   nel contesto della moderna diagnostica,  non possiamo che rifarci alla memoria “primordiale” per ricordare una serata della tarda estate del 1979 quando la nostra Gloria Banditelli debuttò proprio nel ruolo. Aveva appena finito  i corsi di diploma al Morlacchi e cantava ancora nel coro dei Cantori di Assisi, il “vento d’oro dell’Umbria”. L’allora direttore Frajese le assegnò anche il debutto in “Cenerentola” avviandola a una carriera internazionale. Ma anni fa, sempre al Melisso, ci fu una incredibile Didone di Jommelli, tre atti per un totale di quasi cinque ore: era uno dei teoremi di Michelangeli Zurletti e opportuni cartelli in biglietteria avvertivano gli ascoltatori di cosa li aspettasse. Pur se molti di noi avrebbero voluto mettere in mano a Didone i cerini per appiccare il previsto, ma sempre procrastinato incendio, per poter tornare a casa a un’ora decente, l’emozione di un ascolto indimenticabile riannoda sensazioni ed emozioni intorno a cose che, nei lustri, ci ha fatto vivere  il Lirico Sperimentale. Un patrimonio di nozioni, di idee di maturazioni e di esperienze umane che sono autentica “civiltà del sapere”

Stefano Ragni

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