Spread the love

Al Pavone danza l’Orchestra da Camera Young di Perugia. Una felice iniziativa degli Amici della Musica con Stefano Ferrario: tanti giovani ascoltatori con famiglie per un impegno consapevole.

(Spoleto 17 febbraio 2026)

Ieri pomeriggio nella sezione spoletina dell’Archivio di Stato, in piazza Ermini il Lirico Sperimentale ha voluto ricordare una figura iconica della cultura italiana, il tenore Beniamino Gigli. Lo ha fatto nella maniera più consona possibile a una istituzione che vanta nel suo deposito dell’Archivio Belli-Argiris, uno scrigno immenso di documenti e testimonianze, una messa di testimonianze che ricordano come il cantante marchigiano fosse letteralmente avvolto da una trama di rapporti che lo legavano a quello che sarebbe diventato il fondatore e il demiurgo del teatro Lirico Sperimentale, l’avvocato Adriano Belli. Anche perché poi, in realtà Gigli non poteva essere considerato a nessun titolo uno di quelli che il presidente del Lirico Sperimentale, l’avvocato Roberto Calai, definisce i “ragazzi spoletini”, cioè i vincitori del concorso, per il semplice fatto che quando sbocciò al mondo dell’arte, nel 1914, la magnifica istituzione del concorso non era nella mente di nessuno. Il fatto è che poi, da una probabile e occasionale conoscenza romana, il tenore di Recanati e l’avvocato romano di ascendenze spoletine, si sviluppò una serie di vicende che li legarono in un rapporto pluridecennale che vide il giuriesperito melomane farsi progressivamente consulente legale, amministratore, commercialista e consigliere morale di quello che era allora un autentico divo del teatro lirico e anche del cinema, al punto di tirare in ballo, quando le vicende familiari di Gigli si fecero turbolente anche la figura di padre Pio.

Di questo hanno parlato di fronte a una sala gremita Raffaella Clerici, archivista, responsabile del centro Studi Belli-Argiris e Cinzia Rutili, direttrice dell’Archivio di Stato di Perugia. Imponente la quantità di fotografie che le due studiose hanno presentato agli ascoltatori, documenti praticamente avevano per sfondo i tanti spoletini che nelle occasioni in cui Gigli si è presentato in città, lo circondavano con ammirazione quasi fanatica. Il fatto è che in quel decennio, e siamo intorno al 1930 del secolo scorso, la figura del tenore era emblematica del successo che poteva arridere a chi aveva una bella voce e sapeva metterla al servizio di una carriera che poteva portarti al successo solo che avessi potuto trionfare sulle assi del palcoscenico lirico. Il melodramma e il teatro erano ancora il trampolino per una ascesa sociale che aveva per confini tutta l’Europa e le Americhe, dal Colon di Buenos Aires al Metropolitan di New York. Ancora nel 1960 Orio Vergani, un giornalista di spicco del “Corriere della sera”, scrivendo un suo libro sugli italiani che si entusiasmavo allora per la Fiat 500 e sognavano di farla rombare su quella che sarebbe diventata l’Autostrada del Sole, vergava una pagina intera sulla figura del tenore, emblema di un autentico sogno italiano di sensualità, virilità, romanticismo. Chi non si immaginava di essere un Radames, un Manrico, un Edgardo, un Cavaradossi? Era l’epoca dei Tagliavini, dei Lauri Volpi, dei Caruso, di Mario Lanza. Cantanti come Rabagliati finivano nei film di allora e Claudio Villa faceva “cassetta” nella nascente televisione. E nella nostra contemporaneità qualcosa ancora balugina ancora, tra i gargarismi de “Il volo”, con i riflessi dei Pavarotti, dei Domingo, di Bocelli che finisce allo Studio Ovale di fronte a un attonito Trump e un Fabio Armiliato che fissa, in “ Rome with love” di Woody Allen, che è del 2012, il mito inossidabile del tenore italiano.

Gigli, figlio di un modesto ciabattino del “natio borgo selvaggio” di Leopardi, ha attraversato tutto il ‘900 con la meteora di un ragazzo della provincia italiana che, con la sa voce di tenore, si affermato in tutto il mondo dove si amava la musica italiana e il melodramma. Incarnando anche, col suo film “Mamma” anche il figlio che ogni madre italiana avrebbe voluto avere. La documentazione e i racconti che le due studiose hanno fatto scorrere nel corso di un pomeriggio veramente avvincente hanno mostrato foto importanti come quelle concernenti le due presenze spoletine di Gigli, nel 1932 e nel ’39, occasioni in cui il tenore affermatissimo in ogni dive, proprio per la sua amicizia che lo legava a Belli, offrì generosamente due concerti di beneficenza, uno dei quali per la colonia di ragazzi a Monteluco, dove il tenore, elegante come uno “zio d’America” si fece ritrarre tra padri cappuccini e ragazzi. Molte delle foto mostrate, come quella che lo vede accanto a un personaggio della storia spoletina come il Bevagna, un ciabattino che impazzì per amore di una nobile fanciulla consumata dell’amore, sono anche emblematiche di una civiltà che si è estinta con personaggi che non facevano del male a nessuno, ma che con la loro stravaganza erano indicatori di una coesistenza tra la normalità e la eterodossia, secondo ritmi di convivenza che oggi sarebbero impensabili. Sulla faccenda di padre Pio, che ha incuriosito molti ascoltatori la dottoressa Clerici ha promesso di ritornarci sopra perché il tempo volgeva alla fine. Nella sua esposizione la dottoressa Rutili ha sottolineato come alcune delle foto fossero state messe a disposizione di spoletini che erano presenti all’incontro e che hanno gelosamente custodito le testimonianze visive negli archivi di famiglia. Quando ha mostrato la foto del funerale di Gigli che fu appositamente fatto transitare per Spoleto per sostare un attimo di fronte al Teatro Nuovo, e siamo nel 1959, una ascoltatrice ha dichiarato ad alta voce “Io c’ero”. Ricchezza di una città che, ancor prima del festival dei Due Mondi, ha dato tantissimo al mondo della musica. La presenza del tenore Nicola di Filippo che ha magnificamente cantato tre arie, oltre che testimoniare il suo prezioso rapporto con il concorso che lo ha visto vincitore e applaudito interprete nelle stagioni di Macbeth e delle “Nozze di Figaro” è stata la garanzia di una “Verità” che il Lirico Sperimentale può portare a testa alta nella modernità della città. Grazie a questi incontri nel corso delle stagioni abitualmente “morte” per l’attività lirica, lo Sperimentale del presidente Calai produce una presenza sul territorio che raccorda tra loro i tempi delle stagioni pubbliche, e fa autentica opera di cultura e di partecipazione. Come sarà, sabato mattina a palazzo Collicola, la inaugurazione della mostra dei manifesti storici del Lirico Sperimentale anche questo un prezioso deposito del Belli-Argiris.

Stefano Ragni

Torna in alto